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Rifiuti elettronici, la via cinese per un problema sempre più globale

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follow the broken circuit – digital analog waste 2, steve janosik

 

Negli ultimi anni la Cina ha migliorato il suo sistema di raccolta e trattamento dei rifiuti elettronici (e-waste), ma – secondo un rapporto recentemente pubblicato – il riciclaggio informale di apparecchiature e gadget abbandonati continua a causare seri danni all’ambiente.

“A causa di una serie di fattori sociali ed economici il settore informale continua a giocare un ruolo importante nella raccolta e nel riciclaggio della e-waste e spesso il riciclaggio informale nuoce all’ambiente, alla salute e alla sicurezza dei lavoratori e delle comunità locali”, sostiene lo studio, condotto dalla sede tedesca della Università delle Nazioni Unite.

 

Se effettuata senza strumenti adeguati, la rimozione di rame, piombo, plastiche e altre componenti di valore inquina l’aria, il suolo e le acque delle comunità locali, allargando l’impatto sulla salute da parte di un settore già enormemente pericoloso per le persone impegnate a rimuovere le parti riciclabili dalle apparecchiature indesiderate.

Guiyu, nella provincia meridionale del Guangdong, è uno dei centri di rifiuti elettronici più grandi del mondo, dove circa 60.000 lavoratori utilizzano metodi artigianali per aprire – spesso a mani nude – le apparecchiature elettriche: la “cottura” delle schede di circuiti e l’utilizzo di agenti chimici corrosivi e pericolosi per estrarre metalli come oro e rame.

Negli ultimi cinque anni la Cina ha varato nuove leggi per incoraggiare la raccolta e il trattamento di apparecchiature elettroniche in siti di gestione dei rifiuti centralizzati (come il programma di sussidi “old for new”). Tuttavia – spiega in un’intervista a chinadialogue Feng Wang, uno dei co-autori del rapporto ONU – sistemi informali a conduzione familiare come quelle di Guiyu spesso sono in grado di offrire una maggiore quantità di denaro in cambio di rifiuti elettronici rispetto alle municipalità.

 

 

Secondo Wang “in Cina il settore regolamentato dei rifiuti elettronici, quello ufficiale, deve trovare metodi più intelligenti per competere con i commercianti di scarti e le piccole officine”.

In alcuni casi la mancanza di regolamentazione ha permesso a degli “imprenditori-ecologisti” di farsi avanti, come per la raccolta di telefoni cellulari usati o abbandonati.

Lo sviluppo economico e la crescente ricchezza della Cina – concentrata soprattutto nelle aree urbane – sta arrivando anche nei distretti rurali, dove spesso l’impatto ambientale delle apparecchiature abbandonate è spesso ancora più evidente.

In queste aree le apparecchiature elettroniche sono sempre più a buon mercato, il che significa che probabilmente il volume di rifiuti elettronici crescerà notevolmente, ma – continua Wang – molti distretti rurali non sono ben attrezzati per raccogliere e riciclare apparecchiature come televisori, telefoni cellulari ed elettrodomestici.

 

Secondo un precedente rapporto dell’Università delle Nazioni Unite, nel 2011, i consumatori cinesi hanno acquistato 57 milioni di televisori, 58 milioni di frigoriferi, 53 milioni di lavatrici, 95 milioni di condizionatori d’aria e 74 milioni di computer, oltre a 250 milioni di telefoni cellulari.

 

Quello stesso anno, sono stati abbandonati 1,2 milioni di tonnellate di televisori, 0,44 milioni di tonnellate di frigoriferi, 0,32 milioni di tonnellate di lavatrici, 0,99 milioni di tonnellate di condizionatori d’aria e 0,67 milioni di tonnellate di computer.

Secondo un rapporto pubblicato recentemente dalle Nazioni Unite, nel 2014 la Cina ha prodotto 6 milioni di tonnellate di e-waste (il 15% del totale del Pianeta), piazzandosi seconda dopo gli Stati Uniti che ne hanno prodotte oltre 7 milioni di tonnellate.

Ufficialmente – continua il documento – la Cina recupera e tratta circa 1,3 milioni di tonnellate di cinque tipi diversi di rifiuti elettronici, cioè il 28% del totale, peggio dell’Europa (40%) ma molto meglio degli Stati Uniti (15%).

Il rapporto denuncia che molte apparecchiature elettriche abbandonate vengono spedite dagli Stati Uniti verso la Cina e l’Africa e che negli Usa mancano dati certi, a livello federale, sul riciclaggio sicuro di e-waste.

Ma, secondo Wang, una quantità sempre maggiore di rifiuti elettronici che, precedentemente, sarebbe andata a finire in Cina, viene ora scaricata in Africa occidentale, dove la lavorazione di apparecchiature abbandonate avviene a costi inferiori.

“Il pericolo per l’Africa – conclude Wang – è che la Cina possa unirsi agli Stati Uniti diventando un grande esportatore di e-waste, e paesi come il Ghana e la Nigeria offrano le loro terre per discariche sempre più grandi per sostanze nocive per l’ambiente, come ha fatto la Cina a partire dagli anni Novanta”.

 

 

Tratto da chinadialogue