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Il pusher spaccia su Taobao… e quasi sempre la passa franca




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psychedelic, judy van der velden

 

Su internet i consumatori cinesi acquistano di tutto, dall’abbigliamento ai generi alimentari, dagli articoli casalinghi alle apparecchiature elettroniche. Ma chi poteva immaginare che, nello shopping virtuale, un posto di tutto rispetto venisse occupato dalle sostanze stupefacenti? Eppure nella Repubblica popolare dell’era digitale, il traffico di droga ha approfittato dei vantaggi offerti dalla rete, che, garantendo immediatezza nelle transazioni, uno straordinario ridimensionamento delle barriere spazio-temporali e un certo anonimato, offre un canale alternativo e comodo per acquisti oltre la soglia della legalità.

Come evidenziato da un articolo pubblicato recentemente da The World of Chinese, il fenomeno della compravendita di stupefacenti online sta assumendo dimensioni sempre più significative, iniziando a destare anche qualche preoccupazione tra le autorità.

Uno dei canali principali per questo particolare business è QQ.com (腾讯网), il programma di instant messaging più popolare in Cina, di proprietà della Tencent Holding Limited. Su questa piattaforma numerosi dealer utilizzano i propri account per offrire, in maniera più o meno velata, un’ampia gamma di droghe. C’è chi, come un utente che risponde al nickname di Serendipity, promuove l’affidabilità dei suoi servizi, la rapidità di consegna e l’ottima qualità della propria merce senza indicarne la natura precisa.

 

Parole in codice e sigle delle droghe, aggirare il Great firewall è un gioco da ragazzi

Altri invece, evitando giri di parole, dichiarano esplicitamente di vendere metamfetamina (甲基苯丙胺, più comunemente detta 冰毒). Alcuni poi aggiungono al proprio profilo una lista dettagliata di prodotti, con i relativi prezzi e un numero di telefono da contattare per ulteriori informazioni. In certi casi le transazioni sono accettate solo se superano un determinato valore, soprattutto se la “merce” deve raggiungere zone remote del Paese.

Un ruolo molto importante in questo business è giocato da Taobao (淘宝), il più importante marketplace virtuale cinese, con oltre sei milioni di venditori registrati. Sebbene il sofisticato sistema di censura digitale conosciuto come Great firewall blocchi la ricerca di termini “sensibili”, è molto semplice aggirarlo utilizzando parole chiave collegate al tipo di droga che si sta cercando o riferite agli effetti che essa procura.

Oltre a Taobao, esistono diversi siti su cui è possibile acquistare in maniera rapida svariate tipologie di stupefacenti pagando con carta di credito o con i cosiddetti bitcoin (比特币), monete elettroniche che consentono agli utenti di effettuare transazioni anonime. Molti di questi siti sono legalmente registrati e vantano persino la certificazione della Commissione statale per il controllo dei narcotici (国家禁毒委员会).

 

Blitz della polizia e arresti di massa non fermano un business milionario

Il modo più diffuso per commerciare in relativa tranquillità stupefacenti in rete è quello di servirsi di un prodotto o di un’attività legale di copertura, ma immediatamente riconoscibile dai consumatori. È il caso, ad esempio, di Shangchem (www.shangchem.com), con sede legale a Shanghai, che si presenta ufficialmente come un generico sito “for any passionate and motivated organic chemist” ma che sulla homepage esibisce l’eloquente messaggio “Accellerate your drug discovery“. Molto comune è anche il ricorso a prodotti come energetici, vitamine e tè.

Tuttavia la vita degli spacciatori 2.0 non è sempre semplicissima. In molti casi il business viene scoperto e bloccato dalle autorità: risale alla fine del 2013, ad esempio, una maxi operazione della polizia cinese che ha portato all’arresto di oltre 1300 persone accusate di essere coinvolte in traffici illegali di stupefacenti online, a conclusione di un’indagine durata sei mesi che ha investito 140 siti web con base in 29 province. Già nel maggio del 2013, inoltre, era stato scoperto da un raid dalla polizia di Xiantao (Hubei) un account su Taobao in cui si vendevano tramadolo (盐酸曲马多片) e trizolam (三唑仑片) sotto le mentite spoglie di innocenti foglie di tè.

Eppure, secondo alcuni l’azione del governo limitata a pochi e sporadici episodi, non è sufficiente a debellare un fenomeno che andrebbe combattuto alla radice, attraverso un sistema di controllo della rete e delle piattaforme virtuali più completo ed efficiente.

Nell’analizzare il fenomeno, Nicholas Kristof del New York Times si è chiesto come sia possibile che un Paese in cui il web è sottoposto a un sistema di censura tra i più rigidi al mondo, che impedisce ai suoi cittadini l’utilizzo di Facebook, di YouTube e, di recente, persino la consultazione di siti di informazione come quello del New York Times e di Bloomberg, tolleri l’esistenza di un fenomeno così grave, o quantomeno, non dedichi ad esso la dovuta attenzione.

 

 



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