Società

Donne in Cina, ieri e oggi:
dai Song alle Feminist 5




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In occasione della Giornata internazionale delle donne, pubblichiamo due estratti su questioni di genere dal libro in uscita di due specialisti statunitensi, Maura Cunningham e Jeffrey Wasserstrom, rispettivamente ultima direttrice e co-fondatore dell’archivio, ormai quasi completamente digitalizzato, China Beat blog [2008-2012], ed entrambi attualmente impegnati nel progetto LARB China Channel project — due collaborazioni che hanno parecchie cose in comune con cinaforum.net. Gli estratti figurano nella terza edizione di China in the 21st Century: What Everyone Needs to Know, organizzato secondo un formato domande-risposte e profondamente aggiornato, in seguito ai significativi cambiamenti sopraggiunti rispetto all’edizione pubblicata nel 2013).

 

La condizione femminile si mantenne uguale sotto le diverse dinastie?

I cambiamenti nella condizione femminile – o l’assenza di essi – confermano la necessità di riflettere sulle differenze nelle diverse dinastie, oltre che sugli elementi di continuità tra l’una e l’altra. Gli osservatori contemporanei, sia all’interno che al di fuori della Cina, criticano il confucianesimo per aver creato un sistema patriarcale che ha oppresso le donne nella Cina imperiale. Eppure le stesse donne ebbero esperienze molto diverse col variare dei periodi, dei luoghi, delle classi sociali in cui erano nate.
Dunque è impossibile generalizzare lo status delle donne nella Cina tradizionale, anche se le testimonianze storiche pervenuteci testimoniano soprattutto delle vite delle donne che appartennero alle classi più agiate.

 

Durante la dinastia Tang (618-907 d.C.), ad esempio, le donne delle élite partecipavano alla vita sociale e godevano di un notevole livello di autonomia in confronto alle donne della successiva dinastia Song. La dinastia Song, un periodo di risveglio del confucianesimo, vide la diffusione del bendaggio dei piedi e il confinamento in casa delle donne. Ma, anche se fisicamente segregate, le donne dell’epoca Song erano generalmente colte, e godevano di maggiori diritti di proprietà rispetto alle donne che le precedettero e a quelle che seguirono, ed ebbero anche un ruolo attivo nel combinare i matrimoni dei figli.

 

Le donne delle classi agiate vissute durante le dinastie Ming e Qing coltivarono i loro talenti nella scrittura, nel cucito e nella musica, molte di loro diventando molto abili in queste arti della sfera domestica. Pochissime donne misero in discussione le strutture sociali che le tenevano legate alla casa, mentre gli uomini controllavano le istituzioni politiche, legali, educative ed economiche (anche se l’idea che le donne rimanevano confinate in casa mentre gli uomini partecipavano al mondo divide in maniera troppo netta la realtà; una gran quantità di donne appartenenti alle élite viaggiava). A loro modo, le donne delle élite durante le dinastie Ming e Qing si ritagliavano degli spazi per loro stesse, dando vita a vivaci network intellettuali, culturali e sociali.

 

Come dicevamo, questi esempi si concentrano esclusivamente sulle donne delle classi più agiate: serve, cortigiane, vedove e donne impoverite erano soggette a maggiori costrizioni sociali ed economiche. Dunque se non bisogna enfatizzare il ruolo delle donne nella Cina imperiale, va altresì sottolineato che la narrazione sulla vittimizzazione delle donne sotto il confucianesimo dovrebbe essere più sfumata. La condizione delle donne variava infatti in maniera considerevole a seconda dei periodi e dei luoghi, e un’ideologia confuciana apparentemente rigida si dimostrò spesso, in pratica, più fluida, con uomini e donne che si adattarono a cambiamenti politici, economici e sociali.

 

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Chi sono le Cinque femministe?

Un caso emblematico dell’aumento della repressione contro la società civile nell’era di Xi Jinping è quello delle Cinque attiviste femministe arrestate nel 2015. Le appartenenti a questo gruppo, residenti in diverse città cinesi, stavano progettando di inscenare una manifestazione l’8 marzo di quell’anno (in occasione della Giornata internazionale delle donne), tra l’altro distribuendo adesivi e volantini di protesta contro l’aumento delle molestie sessuali nei trasporti pubblici. Ma, prima che la protesta potesse scoppiare, intervennero le autorità di pubblica sicurezza, arrestando almeno nove delle donne che stavano pianificando quell’azione, con l’accusa di “attaccare briga e provocare disordini”. Mentre alcune di loro furono rilasciate poco dopo, cinque rimasero detenute, divenendo note come le Cinque femministe.

 

Il caso delle Cinque femministe ha suscitato sdegno sia in Cina sia all’estero. Politici e diplomatici statunitensi ne hanno chiesto pubblicamente la scarcerazione. Anche se non tutti i cinesi sostengono le femministe o le loro tattiche (in una precedente protesta contro la violenza domestica avevano indossato abiti da sposa imbrattati di sangue), molti comuni cittadini hanno invitato il governo a liberarle. Dopo cinque settimane di detenzione, le autorità le hanno infine rilasciate, anche se restano sotto sorveglianza, e rischiano di finire nuovamente dentro se oseranno superare certi limiti.

 

Il caso delle Cinque femministe rappresenta un esempio di come gli spazi di agibilità per protestare si siano ristretti da quando Xi è salito al potere. L’uguaglianza di genere e le lotte femministe sono, almeno ufficialmente, sostenute dal Partito comunista cinese, e in passato rientravano in quella zona franca di questioni che potevano essere dibattute pubblicamente. Ma l’arresto delle Cinque femministe ha segnalato la cancellazione di questo spazio di libertà.

 

 

Nota: per chi volesse approfondire la questione, segnaliamo: Patricia Buckley Ebrey, The Inner Quarters: Marriage and the Lives of Chinese Women in the Sung Period (University of California Press, 1993); Dorothy Ko, Teachers of the Inner Chambers: Women and Culture
 in Seventeenth-Century China (Stanford University Press, 1995); Susan Mann, The Talented Women of the Zhang Family (University of California Press, 2007); Gail Hershatter, The Gender of Memory: Rural Women and China’s Collective Past (University of California Press, 2011); Xueping Zhong et al., Some of Us: Chinese Women Growing up in the Mao Era (Rutgers, 2011); Leta Hong Fincher, “China’s Feminist Five,” Dissent, Fall 2016 (https://www.dissentmagazine.org/article/china-feminist-five). Raccomandiamo anche un nuovo blog, Women and Gender in China (WAGIC for short), online al seguente indirizzo: https://www.wagic.org/. 




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