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Tillerson incontra Xi,
sulla Corea prove di dialogo
tra Stati Uniti e Cina




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Le esercitazioni militari congiunte in corso tra Stati Uniti e Corea del sud

 

 

Si è conclusa oggi a Pechino la prima missione in Asia orientale di RexxonMobil Tillerson, l’inesperto segretario di Stato dell’amministrazione Trump per decenni ai vertici di una delle “sette sorelle” del petrolio che questo pomeriggio, reduce dalle tappe in Giappone e Corea del sud, ha incontrato nella Great Hall of People il presidente cinese Xi Jinping.

 

I colloqui tra la leadership cinese e Tillerson (che ieri si era già confrontato con il ministro degli esteri Wang Yi e con il consigliere di Stato Yang Jiechi) – raccontano i resoconti ufficiali – si sono focalizzati sull’esplosiva questione coreana invece che su Taiwan, sul Mar cinese meridionale, o sul commercio internazionale, tutti temi sui quali, con bellicose, avventate dichiarazioni e repentini dietrofront, nelle ultime settimane l’improvvisazione al potere a Washington aveva preoccupato e irritato non poco la leadership del Partito comunista cinese.

 

Se Tillerson e Xi hanno parlato soprattutto di Corea è per due motivi: anzitutto Kim Jong-un rischia di finire fuori controllo; inoltre quello su Pyongyang, rispetto ad alti dossier profondamente divisivi, può costituire un terreno di cooperazione tra Cina e Stati Uniti in un momento in cui il gigante asiatico che si propone come potenza internazionale responsabile e l’America in balìa di Trump e dei suoi consiglieri devono imparare a conoscersi e a convivere.

 

Ricevendo il capo della diplomazia yankee, Xi ha fatto finta d’ignorare il tweet con cui Trump qualche ora prima aveva accusato la Cina di “non fare abbastanza” contro Pyongyang e – riferisce l’agenzia di stampa Xinhua – ha sottolineato che “quella della cooperazione reciproca rappresenta l’unica scelta giusta” per la Cina e gli Stati Uniti.

 

Xi – raccontano i media di Stato cinesi – ha ricordato che nelle ultime settimane i contatti tra la leadership cinese e quella statunitense – attraverso telefonate e messaggi – non si sono mai interrotti.
Il presidente cinese ha sostenuto che Pechino e Washington dovrebbero rafforzare il coordinamento sulle questioni regionali più scottanti; rispettare gli interessi chiave e le principali preoccupazioni reciproche; incoraggiare scambi amichevoli tra i popoli.
Tillerson ha replicato che gli Usa sono pronti a sviluppare con la Cina relazioni basate su non-conflitto, non-scontro, rispetto reciproco e cooperazione win-win.
Al termine dei colloqui, non è stato annunciato alcun accordo formale, ma entrambe le parti hanno detto che lavoreranno assieme per fermare l’avanzamento della capacità balistica e nucleare nordcoreana.
La Cina, per bocca del suo presidente, predica un approccio “a mente fredda” alla questione, perché è interessata al mantenimento dello status quo e raffreddare la tensione: un eventuale crollo del regime di Pyongyang provocherebbe un esodo di profughi nordcoreani sul suo territorio; e, soprattutto, potrebbe avere come sbocco la riunificazione della penisola coreana sotto egida statunitense, privando Pechino di un alleato importante quanto irrequieto.
Tuttavia gli eventi degli ultimi giorni non sono incoraggianti.
L’altro ieri RexxonMobil Tillerson, da Seoul, aveva sottolineato che se Pyongyang “porterà la minaccia del suo programma di armamenti a un livello che, secondo noi, richiede una risposta, allora certo, quest’opzione (quella della reazione militare) è sul tavolo”.

 

La bellicosa dichiarazione del ministro degli esteri di Trump e le esercitazioni militari congiunte senza precedenti per ampiezza e durata tra Corea del sud e Stati Uniti (iniziate il 1 marzo si concluderanno a fine aprile, coinvolgendo bombardieri e portaerei Usa) acuiranno la sindrome d’accerchiamento di Kim Jong-un che nel giorno dell’incontro tra Xi e Tillerson ha annunciato di aver testato un nuovo motore per un missile balistico a lungo raggio.
Poi c’è il capitolo dell’installazione in Corea del sud (che rimarrà senza una guida salda per mesi per effetto della destituzione dell’ex presidente Park) della batteria di sofisticati missili anti-missile statunitensi THAAD, che la Cina vede come una minaccia diretta nei suoi confronti.
Ma, soprattutto, a preoccupare è il caos politico a Washington, dove il Congresso chiede azioni più dure contro Pyongyang, mentre l’Amministrazione Trump ha recentemente dato il benservito al consigliere della sicurezza nazionale Flynn, il Consiglio per la sicurezza nazionale passato sotto la guida di Herbert R. McMaster studia misure più dure contro Pyongyang e il dipartimento di Stato e quello della Difesa sono a corto di esperti di Asia orientale.

 

Tutto ciò fa sì che – per dirla con le parole del ministro degli esteri di Pechino, Wang Yi – gli Stati Uniti e la Corea del nord siano “come due treni lanciati uno contro l’altro, nessuno dei quali vuole dare la precedenza”.

 

Gli incontri di ieri sono serviti a rompere il ghiaccio tra Cina e Stati Uniti e Pechino farà il possibile per gettare acqua sul fuoco nordcoreano. Ma per evitare un incendio che rischierebbe di far tornare la penisola coreana indietro di decenni è necessario che, dopo il confusionario avvio dell’avventura Trump, dalla Casa Bianca arrivino segnali concreti che diano seguito alle aperture simboliche mostrate da Tillerson a Pechino.



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