Asia

Corea, Pechino prepara
già il dopoguerra?




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North Korea — Pyongyang Funfair (stephan)

 

I recenti test atomici e missilistici hanno riportato la questione del nucleare nordcoreano al centro dell’attenzione internazionale. Secondo gli analisti, gli ultimi esperimenti dimostrano che Pyongyang possiede non soltanto armi nucleari, ma anche missili in grado di raggiungere la costa occidentale degli Stati Uniti. Non sarebbe dunque lontano il momento in cui la Corea del nord sarà capace di miniaturizzare i suoi ordigni atomici e inserirli nei suoi missili a media e lunga gittata.

Come prevedibile, la reazione statunitense è stata rapida e dura. Il presidente Donald Trump ha minacciato che gli Stati Uniti faranno piovere “fuoco e rabbia” sulla Corea in caso di attacco.

 

Questa successione di eventi ha aumentato l’urgenza per la Cina di affrontare la questione nucleare nordcoreana, anche perché sono cresciute le possibilità di un’azione preventiva statunitense contro la Corea del nord. Anche se gli Usa non attaccheranno, sono in arrivo sanzioni più severe ed esercitazioni militari più frequenti e più massicce. E queste mosse di per sé aumenterebbero drasticamente le possibilità dello scoppio di un conflitto militare o di una crisi in Corea del nord.

 

 

La Cina ha già aumentato i suoi sforzi per far applicare le sanzioni delle Nazioni Unite contro la Corea del nord. Soprattutto, Pechino ha sospeso le importazioni dalla Corea del nord di carbone, fonte essenziale delle entrate di Pyongyang. La Cina spera che Pyongyang finalmente si svegli e accetti la proposta cinese di “doppia sospensione”: quella dei test nucleari e missilistici nordcoreani, in cambio di quella delle esercitazioni militari congiunte Stati Uniti-Corea del sud. Pechino ritiene che questa sia l’unica strada per raffreddare la situazione e preparare il terreno per la ripresa del dialogo e dei negoziati tra le due parti.

Via libera di Pechino, l’Onu approva le sanzioni più dure contro Pyongyang →

 

Ma la Corea del nord ha ampiamente ignorato gli sforzi della Cina, non soltanto andando avanti con i test missilistici, ma anche minacciando pubblicamente di distruggere l’isola di Guam con armi atomiche se gli Stati Uniti usano la forza contro Pyongyang. Presagi di guerra incombono ogni giorno di più sulla penisola coreana.

Se il conflitto diventata una possibilità concreta, la Cina deve prepararsi. Pechino deve essere maggiormente disposta a intraprendere un confronto sui piani d’emergenza con i paesi coinvolti.

Gli Stati Uniti e la Corea del sud hanno provato a lungo a convincere la Cina a un dialogo su questi progetti, ma finora Pechino ha resistito, per il timore di agitare ulteriormente e isolare Pyongyang. Tuttavia, dati i recenti sviluppi, Pechino potrebbe non avere altra scelta che quella di iniziare a confrontarsi con Washington e Seoul.

 

 

In simili colloqui, per Pechino la prima questione da affrontare sarebbe quella di chi controllerebbe l’arsenale nucleare della Corea del nord. Si tratta di armi troppo pericolose, che non possono essere lasciate nelle mani di un esercito nordcoreano in un contesto di caos politico.

 

Da un lato la Cina non può opporsi all’idea che l’esercito statunitense compia un lavoro che impedirebbe la proliferazione (tra l’altro l’arsenale atomico nordcoreano non ha alcun valore da un punto di vista tecnologico, e prendersene cura sarebbe molto costoso).

 

D’altro canto per la Cina un eventuale sconfinamento dell’esercito statunitense a nord del 38° parallelo costituirebbe un problema, perché riporterebbe alla memoria la Guerra di Corea all’inizio degli anni ’50. In fin dei conti, la Cina potrebbe preferire di prendersi cura lei stessa di quell’arsenale nucleare. E gli Stati Uniti potrebbero accettare questa soluzione per difendere la non proliferazione e per risparmiare. Gli Stati Uniti non hanno un fardello storico che li renderebbe contrari a simili iniziative da parte dell’esercito cinese in Corea del nord.

 

 

Il secondo problema del quale Pechino potrebbe voler discutere riguarda la gestione del problema dei rifugiati. Pechino può accogliere il suggerimento che l’Esercito popolare di liberazione (PLA) varchi il confine nordcoreano per creare una fascia di sicurezza dove costruire ripari per i profughi e fermare un esodo in massa di rifugiati nel nordest della Cina.

 

Il terzo tema che Pechino potrebbe voler affrontare riguarda chi dovrebbe ristabilire l’ordine interno in Corea del nord in caso di una crisi. Le forze sudcoreane? I caschi blu delle Nazioni Unite? O altre forze? Probabilmente la Cina sarebbe contraria a un intervento delle truppe statunitensi, perché ciò richiederebbe uno sconfinamento delle stesse al di sopra del 38° parallelo.

 

 

Il quarto argomento è quello degli accordi politici post-crisi per la Penisola coreana. La comunità internazionale dovrebbe promuovere la nascita di un nuovo governo per la Corea del nord? Oppure dovrebbe sponsorizzare un plebiscito sulla riunificazione condotto dalle Nazioni Unite in tutta la Penisola in preparazione per una Corea unita?

 

 

Infine Pechino potrebbe anche voler parlare della rimozione del sistema THAAD dalla Penisola, una volta posto fine al programma nucleare nordcoreano. Pechino ritiene che quel sistema minacci la sicurezza della Cina e ha sollecitato gli Stati Uniti e la Corea del sud a rimuoverlo. Washington e Seoul probabilmente accetterebbero questa soluzione. Dopo tutto, entrambe hanno affermato più volte che il THAAD è stato istallato solo come risposta ai programmi nucleare e missilistico nordcoreani.

 

 

 

La Cina non desidera affrontare una situazione di crisi in Corea del nord che potrebbe dar luogo a una guerra nucleare, a caos politico, a un esodo di massa di rifugiati e altre imprevedibili ripercussioni negative. Ma col deterioramento della situazione nella Penisola coreana, la Cina non ha alternativa se non quella di prepararsi.

 

 

 

 

Tratto da EASTASIAFORUM

Jia Qingguo è docente di Diplomazia e Relazioni Internazionali e preside della Scuola di Studi Internazionali dell’Università di Pechino (Beida)

 



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