home chi sono archivio



Consumi e innovazione,
«la Cina può fare da sé»
Il Piano quinquennale
2021-2025 sarà autarchico?

In un contesto internazionale sempre più ostile nei confronti della Cina, il prossimo piano quinquennale varato dall’Amministrazione di Xi Jinping dovrebbe essere imperniato sul rafforzamento del mercato interno, sull’innovazione tecnologica autoctona (zìzhŭ chuàngxīn) e sul benessere dei cittadini cinesi. Se non è l’autarchia, poco ci manca.

 

La raccomandazione arriva dall’Accademia cinese di scienze sociali (Cass), secondo la quale nel prossimo lustro si verificheranno «cambiamenti mai visti nell’ultimo secolo», perché «il gioco strategico tra superpotenze si è intensificato, mentre l’ordine globale si sta riorganizzando».

 

Secondo l’analisi della Cass, tra il 2021 e il 2025 (il periodo coperto dal XIV Piano quinquennale, che sarà pubblicato all’inizio dell’anno prossimo) il sistema economico globale che ha permesso alla Cina di prosperare negli ultimi decenni, di fatto, non esisterà più. «Gli svantaggi della globalizzazione economica sono emersi sempre di più – si legge nel documento-: è cresciuto il populismo e si è indebolita l’economia globale, mentre i paesi sono divisi e crescono le disuguaglianze. Il vecchio sistema commerciale multilaterale è sotto pressione».

Dunque, se vorrà continuare a prosperare, la Cina dovrà cambiare marcia, puntando più decisamente su se stessa.

 

Il paper pubblicato dalla Cass fa parte della miriade di studi ai quali il Partito comunista cinese attinge nella fase di preparazione del Piano quinquennale, il documento che nella tradizione dei regimi socialisti indica la strategia economica.

 

Secondo l’analisi dei ricercatori della prestigiosa Accademia pechinese guidati dall’esperto di politiche industriali Huang Qunhui, i 500-700 milioni di cinesi di classe media sono sufficienti per garantire al Paese uno sviluppo autonomo, in un contesto internazionale nel quale la guerra commerciale-tecnologica prima e, in seguito, la reazione dell’Occidente alla pandemia di coronavirus hanno messo in luce una diffusa ostilità nei confronti della Cina.