Partito

Non solo uomini di Xi
nel nuovo Politburo




 

Con la rituale, austera coreografia – tutti in piedi per qualche scatto accanto al segretario generale Xi Jinping e al premier Li Keqiang – il Partito comunista cinese ha svelato oggi a Pechino i nomi dei cinque nuovi componenti il Comitato permanente del Politburo, il potente organismo di sette membri che, di fatto, governa il Paese più popoloso del mondo.
Nel tentativo di sostenere la tesi di uno Xi tutto impegnato a prolungarsi il mandato oltre il 2022 (quando scadrà il doppio mandato quinquennale attribuito, per consuetudine, al segretario generale), in queste molti media sottolineano che – a differenza del 2007 con Xi e Li nel ruolo già di eredi designati – tra i cinque questa volta “non c’è nessun successore designato.

 

Un’altra considerazione va fatta sulla presunta lotta tra fazioni, che Xi avrebbe azzerato negli ultimi anni colpendone esponenti di spicco attraverso la campagna anticorruzione. Almeno due dei cinque nuovi leader sono riconducibili a tali “fazioni” tanto che si parla di un Comitato permanente “di compromesso”, piuttosto plurale. Ciò sembra confermare che la mani pulite con caratteristiche cinesi abbia scopi che vanno ben al di là della lotta politica, che nel Pcc c’è sempre stata, ma riguarda soprattutto una differente interpretazione – trasversale alle fazioni – sulla definizione del rapporto tra Stato e mercato.
Vediamo i nomi dei cinque nuovi membri del Comitato permanente del Politburo che affiancheranno Xi e Li.

 

Li Zhanshu, 67 anni, è il capo del personale e braccio destro di Xi Jinping, col quale ha un’amicizia trentennale. Ha accompagnato il segretario generale in numerosi viaggi di Stato e dal 2013 è a capo dell’ufficio generale della Commissione per la sicurezza nazionale presieduta da Xi. Li è stato governatore della provincia dello Heilongjiang, segretario del Partito nel Guizhou e a Xian.

 

Wang Yang, 62 anni, considerato un riformista è ex segretario del Partito a Chongqing e, dal 2007 al 2012 nella provincia industriale del Guangdong, dove si è guadagnato la fama di “liberal” facilitando la migrazione di lavoratori verso le città e rendendo pubblico il bilancio della grande provincia meridionale. È un uomo chiave nei rapporti internazionali, tra i più abili a comunicare con gli americani.

 

Wang Huning, 62 anni, è il teorico del Partito, direttore dell’Ufficio centrale di ricerca politica e tra gli ideatori del concetto di “Sogno cinese”, lo slogan che caratterizza il mandato di Xi. Si occuperà di propaganda, ideologia e organizzazione. Molti non lo davano tra i papabili, per il suo profilo giudicato “troppo accademico”: a 30 anni diventò il più giovane professore associato della prestigiosa Università Fudan di Shanghai. Wang sostiene che un governo molto centralizzato è utile per mantenere la stabilità e favorire la crescita, ma che debba gradualmente espandere i suoi principi democratici.

 

Zhao Leji, 60 anni, sarà a capo dell’apparato anticorruzione con la Commissione centrale di vigilanza (CCDI) alla quale sarà affiancato, dal marzo 2018, un nuovo organismo ad hoc, che avrà giurisdizione non più soltanto sugli 88 milioni di iscritti al partito, ma su tutta l’amministrazione pubblica. Negli ultimi anni ha lavorato assieme a Wang Qishan, ex capo della CCDI e protagonista assoluto della campagna “contro mosche e tigri” lanciata da Xi nel 2013.

 

Han Zheng, 63 anni, ex capo del Partito a Shanghai, sarà vice premier esecutivo. L’estate scorsa, alla testa di una delegazione di politici e imprenditori della seconda metropoli cinese, Han ha visitato l’Italia, incontrando il presidente del Consiglio Gentiloni e siglando una serie di accordi economici e di cooperazione. È un profondo conoscitore dell’economia dell’area di Shanghai che sotto la sua guida ha favorito i processi di innovazione tecnologica promossi dal governo centrale.



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