Partito

Attese e (forse) sorprese
al 19° congresso del Partito




mao xi

 

Fondato a Shanghai il 23 luglio 1921, il Partito comunista cinese (Pcc) si riunisce a congresso ogni cinque anni nella Grande sala del popolo di Pechino.

I congressi del Pcc sono di due tipi: di “transizione” (da un segretario generale a un altro) o, come quello di quest’anno, di “consolidamento”. Durante l’assise che si apre mercoledì prossimo, il segretario generale (e presidente della Repubblica popolare, nonché della Commissione militare centrale) Xi Jinping otterrà il suo secondo mandato ma verranno rinnovati:

 

– cinque membri su sette del Comitato permanente del Politburo, ufficialmente eletti dal Comitato centrale

– circa la metà dei 25 componenti il Politburo, ufficialmente eletti dal Comitato centrale

– circa la metà dei 205 membri effettivi e 171 supplenti del Comitato centrale (CC), eletti dai delegati

 

Nel corso di un processo di selezione partito nel novembre scorso e che ha coinvolto strutture di Partito di ogni livello, sono stati scelti 2.287 delegati in rappresentanza degli oltre 89 milioni di iscritti al Pcc.

Tra i delegati al 19° Congresso, 771 (il 33,7%) provengono dai settori produttivo e manifatturiero, quelli appartenenti a minoranze etniche sono l’11,5%.
L’età media dei delegati è 51,8 anni.
Le donne sono 551, il 24,1% dei delegati. L’altra metà del cielo continua a essere sotto rappresentata nella politica cinese, soprattutto nelle posizioni di vertice: nessuna donna è mai entrata a far parte del comitato permanente del Politburo.

 

I delegati ricevono da un organismo noto come “presidium” una lista di nomi (che eccedono i posti in palio) tra i quali scegliere i componenti del Comitato centrale. Con una prima votazione, generalmente in apertura di Congresso, i delegati indicano i candidati meno graditi. Quelli di questi ultimi che ottengono più voti vengono quindi esclusi dalla lista della seconda votazione – a chiusura del Congresso – questa volta con nomi pari al numero di seggi, che servirà a verificare chi avrà ottenuto più voti.

 

Il Comitato centrale di fatto ratifica l’elezione dei 25 membri del Politburo e dei sette componenti il Comitato permanente del Politburo che vengono però scelti nel corso di negoziati segreti che trovano il momento culminante nelle riunioni estive di leader passati e presenti nella località balneare di Beidaihe.

 

Xi come Mao e Deng?

Alcuni principi del pensiero politico dell’attuale Segretario generale verranno inseriti nella Costituzione della Repubblica popolare cinese base con una apposita modifica: è già avvenuto per tutti quelli elaborati dai precedenti leader, senza però – tranne nei casi di Mao Zedong e Deng Xiaoping – iscrivere nella carta fondamentale dello Stato il nome dell’autore.

 

Presidente anche del Partito?

Verrà ripristinata la vecchia figura di “Presidente del partito”, un tempo ricoperta da Mao, per attribuirla a Xi, riducendo così di fatto i poteri del Comitato permanente del Politburo a vantaggio di Xi?

 

E il successore designato?

Qualsiasi eventuale successore di Xi (il cui mandato scade nel 2022) dovrà provenire dal Comitato permanete del Politburo eletto al 19° Congresso ed avere un età tale da permettergli di ricoprire tre mandati quinquennali (compresi i due da Segretario generale) prima del superamento del limite dei 68 anni. Occhio quindi ai più giovani tra i nuovi “magnifici sette”: ci sarà un papabile?

 

Il destino di Wang

Wang Qishan è il capo della Commissione centrale di vigilanza, protagonista assoluto della campagna anti-corruzione lanciata da Xi. Attualmente numero 6 del Comitato permanente del Politburo, avendo superato il limite massimo di 68 anni (Wang ne ha 69), non potrebbe essere rieletto, ma si rincorrono voci su uno strappo alla regola (non scritta), che potrebbe costituire anche un precedente per l’eventuale ricerca di un terzo mandato da parte di Xi. Altre voci vogliono affidati a Wang importanti incarichi economici.

 

Le riforme economiche

Xi riuscirà a risolvere la principale contraddizione insita nella dichiarazione conclusiva del terzo Plenum del Pcc del 2013? Quest’ultima suggerì che il mercato dovrebbe svolgere un compito “decisivo” nella distribuzione delle risorse, ma riaffermò anche che lo Stato avrebbe continuato a giocare un “ruolo guida” dell’economia. Quest’ambiguità ha da allora condizionato la formulazione e l’applicazione delle riforme.



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