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Intervengo nel vostro dibattito, su sollecitazione della redazione della testata cinaforum.net, che mi ha invitato a scrivere un contributo sul ruolo degli Istituti Confucio (IC) per lo studio della lingua e della cultura cinese in Europa, e sulle sfide che questa forma di cooperazione con la Cina può rappresentare per le università europee.

 

 

Ho lavorato per quattro anni – dal 2007 al 2011 – come Direttore dell’Istituto Confucio di Helsinki, e dal 2014 ho ripreso questo incarico con un contratto part-time. L’IC di Helsinki è stato fondato nel 2007 grazie a un accordo con l’Università Renmin Daxue 人民大学 (Renmin University of China), il nostro partner in Cina. Di fatto, prima dell’apertura formale dell’Istituto, ho lavorato per quasi un anno, a tempo pieno, per preparare questa apertura. Al tempo gli Istituti Confucio nel mondo erano solo 80, ora ce ne sono 475, 150 dei quali sono in Europa. Proprio lo scorso anno il network degli Istituti ha celebrato il decimo anno di attività, dall’apertura del primo istituto a Seoul nel 2004.

 

È indubbio che gli Istituti Confucio offrano molte opportunità a tutti coloro che in Europa studiano la lingua e la cultura cinese, sia all’interno che all’esterno del mondo delle università. Tra gli staff degli Istituti che ho avuto la possibilità di visitare, ho visto molta passione e dedizione al lavoro. Questo entusiasmo può essere spiegato con la domanda crescente di nuove opportunità per imparare la lingua cinese che arriva dai contesti locali in cui gli IC sono sorti.

 

Il procedimento per l’apertura di un Istituto è questo: l’università straniera deve presentare una domanda all’Hanban (quartier generale degli Istituti Confucio, affiliato al ministero dell’Istruzione), dove verrà esaminata. Se approvata, l’Hanban e l’università ospitante firmano un accordo, che generalmente include il principio di dividersi i costi totali, e in cui è anche indicata l’università cinese che fungerà da partner nella gestione e nell’operatività del nuovo Istituto.

 

Spesso sono le università cinesi a suggerire ai propri contatti all’interno delle università straniere di valutare la possibilità di fondare un Istituto Confucio insieme, considerandolo un passo per promuovere l’internazionalizzazione di entrambe le università. Questo tipo di proposta può essere avanzata da più università cinesi, ma alla fine è l’università straniera a decidere con quale, tra le cinesi, vuole collaborare. Molti progetti di aprire un Istituto Confucio non si materializzano, perché la parte occidentale non dispone dei fondi necessari. In Finlandia abbiamo solo un Istituto, quello dell’Università di Helsinki, in parte a causa della difficoltà per le università di stanziare i fondi per un nuovo Istituto, ma anche perché il nostro, in questa situazione, ha adottato un modus operandi a livello nazionale che prevede l’invio di insegnanti di lingua cinese nei centri di insegnamento delle lingue in molte altre università. Questo sistema sta andando avanti oramai da tanti anni, con ottimi risultati.

 

Così come tutte le cose, anche gli Istituti Confucio non sono eterni. Da quello che ho avuto modo di constatare gli accordi tra le università straniere e l’Hanban sono validi per un periodo di cinque anni (come nel caso di Helsinki), e sono rinnovati se entrambe le parti si trovano d’accordo nel farlo. Una notizia recente arriva dalla Svezia, dove l’accordo dell’Istituto Confucio con l’Università di Stoccolma, il più vecchio in Europa, è terminato alla fine dello scorso anno. A Helsinki, invece, l’accordo è stato rinnovato un paio di anni fa. La nostra Università ora si aspetta che l’Istituto Confucio contribuisca, oltre che ai corsi di lingua e cultura, anche allo studio e alla ricerca sulla Cina contemporanea.

 

La Cina si è posta l’obiettivo di costituire 500 Istituti Confucio per i primi dieci anni di attività. Un traguardo che è stato quasi tagliato. Non so se ci sarà un altro obiettivo analogo per i prossimi anni, ma di certo il consolidamento degli Istituti Confucio esistenti, e il rafforzamento delle proprie professionalità, continueranno a essere obiettivi importanti. Lo stesso Hanban, per quanto riguarda la mia esperienza, è sempre stato attento alle richieste che provengono da fuori, e ora anche la sua organizzazione è molto professionale. Nello stesso tempo, lo Hanban è anche parte di una società molto dinamica, che è quella cinese, e, occasionalmente, questo dinamismo, che richiede una certa velocità nell’azione, diventa un fattore di stress per gli Istituti, talvolta andando anche ad appesantire le relazioni tra gli stessi e le università che li ospitano.

 

Oltre a questo, sfide relative ai diversi background culturali degli staff non si possono negare, anche se in teoria sia gli impiegati locali che quelli cinesi dovrebbero essere degli esperti nella comunicazione interculturale. Il mantenimento di una buona atmosfera di lavoro negli Istituti è di importanza cruciale, e in questo sia il direttore locale che quello cinese hanno una responsabilità importante.

Infine, vorrei sottolineare il bisogno, per gli Istituti Confucio che sono in Europa, di essere pionieri in merito ad apertura e trasparenza. Questo è il modo migliore, e forse l’unico, per eliminare le incomprensioni circa ciò che questo network di Istituti innovativi fa.

 

Per motivazioni storiche, ci sono profonde differenze tra le diverse società europee nel loro livello di apertura e trasparenza. La Cina, dal canto suo, ha ancora tanta strada da fare in questo senso, ma sta facendo dei progressi. All’Istituto Confucio di Helsinki mettiamo tutte le nostre attività nel sito web in inglese. Anche le pagine presenti nell’archivio, che risalgono all’inizio delle nostre attività, sono online e siete tutti i benvenuti a visitarle!

 

 

Kauko Laitinen è professore di Studi cinesi e direttore dell’Istituto Confucio presso l’Università di Helsinki

 

 



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