Europa

Ben gestiti e diversi, così si salvaguarda la libertà nei Confucio




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Carsten Boyer Thøgersen è il Direttore del Business Confucius Institute di Copenhagen presso la Copenhagen Business School, nonché ex diplomatico del Ministero degli Affari Esteri della Danimarca e presso la Commissione Europea. Tutta la carriera del Prof. Thøgersen ha avuto come perno la Cina, dove ha lavorato per più di 20 anni. Dal 1981 al 1985 Carsten Boyer Thøgersen è stato Professore associato di Politica Internazionale, e Direttore – nonché fondatore – del China Information Service all’Università di Aarhus. Nel 1986 è stato inviato all’Ambasciata danese di Pechino, e dal 1988 ha lavorato alla Delegazione della UE della capitale cinese. Dal 1992 al 1996 Carsten Boyer Thøgersen ha lavorato presso la Divisione Sud-Est Asia e Cina della Commissione Europea a Bruxelles, e nel 1997 è stato nominato Direttore del Dipartimento per gli Affari Economici e Commerciali dell’Ambasciata Cinese a Pechino. Console Generale a Guangzhou dal 2003, nel 2005 si è trasferito a Shanghai con la stessa carica, e nel 2009 è diventato Direttore della China Task Force al Ministero degli Affari Esteri di Copenhagen. Ha scritto e curato molti libri sulla Cina. Ha un M.A. In Scienze politiche e un B.A. in Lingua cinese.

 

 

Nel settore dell’istruzione è ormai annoverata una grande varietà di progetti di cooperazione internazionale. Per quanto riguarda le relazioni tra Cina e Unione Europea, nel 1994 la Commissione di Bruxelles e il governo di Pechino hanno sottoscritto un accordo per la creazione della China Europe International Business School a Shanghai, oggi tra le migliori business school in Asia. Negli ultimi anni, un numero crescente di università occidentali hanno aperto “succursali” in Cina, in cooperazione con università locali. Questo significa che hanno istituito dei campus, ottenendo il pieno status di università, oppure degli istituti di ricerca. Nel 2008, ad esempio, Danimarca e Cina hanno deciso di creare il Centro Sino-Danese per l’Educazione e la Ricerca. Il nuovo edificio del Centro si trova nella parte nord di Pechino.

 

Gli Istituti Confucio sono progetti di cooperazione nel settore dell’educazione a livello universitario tra una università cinese e una straniera, e hanno la propria sede nel campus dell’università partner straniera. La gestione dei progetti è supportata dall’Ufficio per la promozione dell’insegnamento della lingua cinese all’estero (Hanban), istituzione afferente al Ministero dell’Educazione cinese.

 

Nel 2008, la Copenhagen Business School e la Renmin University of China hanno firmato un accordo per istituire il Copenhagen Business Confucius Institute (Cbci) presso la Copenhagen Business School, nella capitale della Danimarca.

Il Cbci è un’istituzione danese, soggetta alla legge danese, e amministrata della Copenhagen Business School. L’istituto è completamente finanziato e gestito dalle due università partner, che collaborano nel progettare e portare avanti le attività.

Il focus principale del Cbci è l’insegnamento della lingua cinese per il business e della cultura business cinese. Un importante obiettivo dell’Istituto è quello di migliorare le capacità di comunicazione e negoziazione delle aziende danesi che vogliono lavorare, o già lavorano, con partner cinesi.

 

Nelle università danesi la libertà accademica costituisce una condicio sine qua non. Su questo punto non siamo disposti a discutere, né alla Copenhagen Business School, né al Cbci. Come istituzione danese, il Cbci segue le tradizioni del dibattito libero e aperto della Danimarca. I corsi che si tengono all’Istituto coprono un’ampia gamma di tematiche, e il Consiglio di Amministrazione dell’Università è sempre coinvolto nelle attività di monitoraggio dei progetti di cooperazione internazionale, incluso il Cbci.

 

Nell’America del Nord, dove gli Istituiti Confucio sono un centinaio, quello della libertà accademica è diventato un tema all’interno del dibattito sugli IC. È del tutto comprensibile che gli studiosi nordamericani discutano su quanto gli Istituti siano veramente utili, e che si chiedano se essi promuovono l’insegnamento della lingua cinese secondo la legge e i regolamenti nazionali americani. Questo è il giusto modo di procedere. È comunque molto importante notare che, nei circa cento IC statunitensi – alcuni dei quali istituiti più di cinque anni fa – sembra non registrarsi alcun riscontro di interferenza con la libertà accademica delle università nelle quali sono ospitati.

 

Dal 2004, nel mondo sono stati istituiti quasi 500 IC. Al momento, più di 200 università straniere sono nella fase di negoziazione per la creazione di un IC nei rispettivi campus. Negli ultimi anni, da cinque a dieci università straniere che ospitano un Istituto hanno deciso di non rinnovare il loro accordo e terminare la collaborazione. Stiamo dunque parlando dell’1%-2% di tutti gli IC.

 

Forse dovremmo sperare che sempre più università straniere che ospitano un Istituto non rinnovino l’accordo. Non tutte le università infatti dimostrano di avere la capacità, le risorse e la giusta dose di spinta innovativa per gestire e sviluppare un IC. L’obiettivo di costruire un’idea “locale” e “sostenibile” di IC richiede risorse. Per questo, credo, nei prossimi dieci anni tanti altri IC verranno chiusi, e per buone ragioni.

 

Nello stesso tempo, molti nuovi IC potrebbero nascere. In dieci anni, a partire da oggi, penso che potremmo assistere alla creazione di IC solidi e ben gestiti. Lo stesso concetto di IC è nato solo dieci anni fa, dunque è ancora nuovo, in fase di sviluppo. Per far sì che un IC cresca e prosperi, l’università ospitante deve assumersi la responsabilità di gestirlo, integrandolo nella rete universitaria locale, nello stesso tempo mantenendo una collaborazione proficua con il partner cinese. Emergerà dunque la consapevolezza che gli IC sono gestiti in modo abbastanza diverso, e con profili diversi, da paese a paese e da regione a regione. Questo è percepibile già oggi.

 

 

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