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Giovani, imprenditori e in aumento: i numeri dei cinesi d’Italia

cinaforum

aaaaaah! relax (and satisfaction), flavio casadei della chiesa

 

I cittadini provenienti dalla Repubblica Popolare Cinese che risiedono stabilmente in Italia rappresentano la terza comunità più ampia fra quelle di stranieri non comunitari. Con un’incidenza sul totale pari all’8,3%, la comunità cinese viene infatti immediatamente dopo quella marocchina (13,5%) e quella albanese (13%) per numero di presenze. Essa si è insediata progressivamente a partire dagli anni Settanta e si è andata via via espandendo in maniera piuttosto costante. Un incremento che perdura ancora oggi; basti pensare, per esempio, che i cinesi registrati al 1 gennaio 2014 erano aumentati rispetto all’anno precedente di 16.026 unità.
Per quanto riguarda le caratteristiche socio-anagrafiche (principalmente, distribuzione di genere, di età, presenza di minori), quella cinese è piuttosto simile alle altre comunità di stranieri non comunitari presenti in Italia, mentre presenta delle peculiarità per ciò che concerne le caratteristiche occupazionali.

 

 

Analogamente a ciò che accade per le comunità marocchina ed albanese, quella cinese è caratterizzata da una composizione di genere piuttosto equilibrata (circa 51% uomini per circa 49% donne). Allo stesso modo, la comunità presenta un’età media piuttosto giovane (di 27,8 anni), dunque perfettamente in linea con la media delle comunità di cittadini stranieri non comunitari in Italia (che si aggira intorno ai 28 anni). Infatti, mentre sono piuttosto numerosi i residenti cinesi di età compresa tra i 18-29 anni (22,5%) e quelli tra i 30-39 anni (23%), la presenza si va via via assottigliando per quanto riguarda le classi di età più adulte (19,6% per i 40-49enni, 6,7% per i 50-59enni) arrivando ad uno scarsissimo 2,2% degli over 60. Per quanto riguarda la presenza di minori, la comunità cinese non si distacca di molto dalla media delle comunità straniere non comunitarie; la popolazione sotto i 18 anni incide sul totale della presenza cinese per il 26%, poco più che il 24% registrato sul complesso degli stranieri non comunitari.

 

 

Questo 26% di minori cinesi rientra nella categoria dei cosiddetti giovani “di seconda generazione”, un gruppo molto ampio che i sociologi tendono a classificare più accuratamente in quattro sottogruppi distinti: generazione numero 2, per i nati in Italia; generazione 1,75, per gli arrivati in età pre-scolare; generazione 1,50, per chi ha frequentato in Italia la scuola dell’obbligo; generazione 1,25, per coloro che sono giunti in Italia durante la seconda adolescenza. Il numero elevato di minori cinesi sul territorio italiano non implica tuttavia che la comunità sia impermeabile al fenomeno dei figli “leftbehind” (lasciati indietro) nel paese di origine e affidati alle cure dei nonni o di altri parenti/conoscenti.

 

 

Veniamo ora alle caratteristiche occupazionali della comunità cinese. Ho anticipato sopra di come esse tendano a presentare delle specificità rispetto alle altre comunità di stranieri, in particolare per ciò che riguarda il tasso di occupazione e disoccupazione e i principali settori di occupazione. I dati sui tassi sugli occupati registrano numeri molto alti, sia in termini assoluti, che relativi al tasso di occupazione del complesso dei lavoratori non comunitari: con il 68,5% di occupati, la comunità cinese presenta infatti un tasso di occupazione che non solo è più alto della media delle altre comunità di ben 12 punti, ma che si attesta anche al secondo posto dopo le Filippine tra le comunità straniere con maggior numero di occupati nell’anno 2014. Allo stesso modo, la comunità presenta una percentuale di disoccupati sensibilmente inferiore a quella relativa al complesso dei non comunitari (8,5% a fronte del 18%). Per quanto riguarda i settori di attività economica prevalente, il commercio occupa il primo posto: con il 34,5% di occupati in quel settore, gli oltre 42 mila commercianti di origine cinese rappresentano circa 1/4 del totale commercianti non comunitari.

 

 

Più in generale, a contraddistinguere la comunità cinese in Italia è l’elevata quota di titolari d’azienda: i 45.047 titolari di imprese di cittadinanza cinese hanno un’incidenza pari al 14,3% sul totale dei titolari non comunitari.

 

 

Se si confrontano i dati sull’alto tasso di imprenditorialità della comunità cinese con quelli relativi alle richieste di credito, si può rimanere colpiti dalla disparità di queste ultime. Infatti, a fronte di un tasso di imprenditorialità molto alto, la comunità cinese risulta solo 29esima per numero di richieste avanzate di credito nell’anno 2013, incidendo per un misero 0,9% del totale delle richieste presentate. Una possibile spiegazione di questo fenomeno potrebbe essere di natura squisitamente culturale, ovvero la diffusa riluttanza dei cittadini cinesi a fare affidamento su prestiti di tipo bancario per via della molto più diffusa pratica che consiste nell’appoggiarsi ai prestiti concessi da parenti o conoscenti che si trovano in Patria o all’estero.

Oltre a ciò, vale la pena di ricordare a questo punto che i migranti di origine cinese sono raramente individui che lasciano nel paese di origine una situazione di povertà estrema. Al contrario, uno studio del 2008 stimava che la stragrande maggioranza (circa 9 su 10) dei cinesi presenti sul nostro territorio provenissero dalla regione dello Zhejiang, una delle zone economicamente più sviluppate della Cina.

 

 

Per quanto riguarda la distribuzione sul territorio Italiano, la comunità cinese si è insediata prevalentemente al Nord Italia, che infatti registra il 56% delle presenze. In particolare, le regioni di maggior insediamento risultano la Lombardia (21,5%), il Veneto (13,3%) e la Toscana (19,4%). A livello di comuni, le città più interessate sono, in ordine, Milano, Prato, e Roma, ognuna delle quali presenta delle ampie zone di concentrazione della popolazione cinese residente.

 

 

Silvia Cavasola (Phd) è titolare di un assegno di ricerca presso il dipartimento di scienze politiche dell’Università Luiss Guido Carli di Roma. Da Febbraio 2014 collabora con il Luiss Laps – Laboratorio per l’Analisi Politica e Sociale – diretto dal Prof. Raffaele De Mucci