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Infrastrutture e governance, Pechino e Bruxelles guardano avanti

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greek generals, gato-gato-gato

 

 

Per la prima volta in diciassette anni, l’incontro tra i più alti rappresentanti di Cina e Unione Europea si è svolto in un contesto tutt’altro che rilassato, alla luce dello scontro tra il governo greco e i suoi creditori internazionali (Fondo Monetario Internazionale, Banca Commerciale Europea e Commissione Europea). L’incombente preoccupazione di un possibile Grexit ha infatti visto la Cina, solitamente restia a mettere il naso negli affari interni ‘altrui’, dichiarare apertamente la propria preoccupazione per quella che avrebbe potuto rappresentare una forte destabilizzazione – soprattutto in ambito finanziario – per l’UE, ma anche a livello globale e dunque, per la Cina stessa.

 

Dopo un vero e proprio ping-pong di dichiarazioni, vere o presunte, della RPC a riguardo alla crisi greca, è arrivato il comunicato sulla posizione ufficiale del governo di Pechino in merito a una possibile uscita della Grecia dall’Eurozona. Secondo quanto dichiarato dal Primo Ministro Li Keqiang in visita a Bruxelles: “La Cina spera fortemente di poter vedere un’ Europa prospera, un’Unione Europea Unita e con un euro forte”.

 

La posizione di Pechino sulla crisi economica della Grecia resta sostanzialmente in linea con quella che negli ultimi anni è stata la politica della Cina verso l’UE. Di fatto, malgrado le iniziative bilaterali in ambito sia economico che politico portate avanti dalla RPC con svariati paesi Europei – ultima delle quali l’ingresso di Francia, Inghilterra, Italia e Germania nella Banca Asiatica per gli Investimenti e le Infrastrutture (AIIB) -, il governo Cinese ha sempre sostenuto e per alcuni versi, quasi ammirato, il processo d’integrazione Europea. E così, nonostante la consapevolezza da parte del colosso asiatico dei numerosi limiti e contraddizioni di tale processo, in particolare per quei paesi che fanno parte dell’eurozona (18 in totale), Pechino ha sconsigliato apertamente un ulteriore indebolimento economico. A maggior ragione in un mondo dove Cina e UE appaiono sempre più interdipendenti. Ancor meno perché, proprio alla luce della partnership strategica Cina-UE, Pechino vuole poter contare su un’UE forte e unita.
E così il 29 Giugno, il Primo Ministro Cinese Li Keqiang è volato a Bruxelles dove ha incontrato Donald Tusk e Jean-Claude Juncker, rispettivamente Presidente del Consiglio Europeo e Presidente della Commissione Europea. Al Summit erano presenti inoltre, Federica Mogherini, Alto Rappresentante degli Affari Esteri e della Politica di Sicurezza dell’Unione, Jyrki Kaitanen, Vice-Presidente al Lavoro, Crescita, Investimenti e Competitività e Cecilia Malstrom, Commissario Europeo per il Commercio.

 

 

Focus sulle infrastrutture

L’incontro, riprendendo gran parte dei temi già anticipati a Pechino nel 2013 nella EU-China Strategic Agenda 2020, ha sottolineato ancora una volta i sempre più evidenti interessi comuni dei due attori, in ambito commerciale ed economico, ma anche importanti questioni relative alla Governance Globale, dove solo attraverso un alto grado di cooperazione, Cina e UE potranno raggiungere risultati soddisfacenti per entrambe le parti. Allo stesso modo, è apparsa evidente la volontà di rinnovare e mantenere iniziative e piattaforme congiunte, nuove o già avviate, tra le quali l’EU-China IP Dialogue, sul dialogo strategico tra Cina e UE sulla Proprietà Intellettuale, che proprio nel 2015 festeggia dieci anni di attività.

 

Come esemplificato nella dichiarazione congiunta, resta fondamentale il focus sullo sviluppo delle infrastrutture: “L’UE e la Cina hanno deciso di stabilire una nuova piattaforma di connettività e di convocare la prima riunione nel più breve tempo possibile al fine di (i) condividere informazioni, promuovere i flussi di traffico senza soluzione di continuità e l’agevolazione del trasporto, e sviluppare sinergie tra le loro iniziative e progetti pertinenti; (ii) individuare opportunità di cooperazione tra le loro rispettive politiche e le fonti di finanziamento, incluse le reti trans-europee e l’iniziativa One Belt One Road; (iii) esplorare attivamente le opportunità di business e di investimento aperte sia per la Cina che per la parte europea; (iv) creare un ambiente favorevole per le reti di infrastrutture trans-frontaliere sostenibili e interoperabili in paesi e regioni tra l’UE e la Cina”.

 

Alla luce dell’iniziativa Cinese per una Nuova Via della Seta, sembrerebbe ora delinearsi più chiaramente quale sarà il possibile futuro di tale iniziativa. Dopo alcune dichiarazioni ufficiali all’interno di Forum Internazionali (Baoao), il Ministro Cinese degli Esteri Wang Yi si era recato a Budapest lo scorso aprile per firmare un accordo bilaterale con l’Ungheria, primo paese Europeo ad aver siglato ufficialmente un ‘Memorandum of Understanding’ per la Nuova Via della Seta, il che aveva fatto pensare  – specialmente tra gli Euroscettici- che anche questa volta avrebbe prevalso la strategia del bilateralismo alla Cinese. Una strategia, quella Cinese, che appare invece multilivello: le dichiarazioni congiunte e le iniziative bilaterali con i singoli paesi rientrerebbero all’interno di un progetto di sviluppo più ampio, dove l’UE resta il perno centrale.

 

Governance Globale

Altro punto chiave dell’incontro, appare l’impegno da parte di Cina e UE a operare congiuntamente in alcuni settori-chiave della Governance Globale, attraverso organismi multilaterali altamente inclusivi, come il G20, ad oggi uno dei Forum più importanti relativamente agli affari economici e finanziari internazionali. Degno di nota, il supporto ufficiale dichiarato dall’UE alla proposta Cinese a voler ospitare l’edizione per il Summit G20 del 2016. Parlando di Governance Globale appare però sempre più difficile ignorare l’iniziativa multilaterale a guida Cinese più importante di tutti i tempi, la nuova Banca Asiatica per lo Sviluppo e le Infrastrutture (AIIB). L’Istituzione fungerà da supporto alle iniziative multilaterali delle altre banche internazionali allo sviluppo, ma con una maggiore attenzione alla regione Asiatica. Secondo quanto scritto nel comunicato congiunto, da parte dell’Unione Europea, seppure attraverso la partnership dei singoli Stati-membri, ci sarà pieno supporto.

 

Un atteggiamento, quello dell’UE, molto diverso rispetto a quello di Stati Uniti e Giappone, che sin dall’inizio, hanno invece considerato la nuova proposta come una vera e propria minaccia. Secondo Philipp Y. Lypscy due essenzialmente sarebbero le ragioni di tanto scetticismo: da un lato, alcuni governi (Stati Uniti in testa)  hanno paura che la AIIB possa contribuire all’indebolimento delle istituzioni già esistenti in termini di aiuti internazionali allo sviluppo (in primis, la Banca Mondiale); dall’altro la nuova iniziativa non sarebbe altro che il biglietto da visita per un nuovo ordine mondiale in salsa Cinese. E tuttavia, secondo il giovane Professore della Stanford University, l’errore continua ad essere proprio questo: considerare l’iniziativa Cinese come un gioco a somma zero, quando in realtà, altri attori potrebbero invece partecipare ed ‘allargare la torta’: la Cina potrebbe si diventare il motore trainante per l’integrazione economica della regione Asiatica; ma l’iniziativa rappresenterebbe una grande opportunità anche per i governi occidentali che proprio dall’interno potrebbero, ad esempio, garantire trasparenza e valori comuni, partecipando attivamente, e dunque esercitando una maggiore influenza e avendo la possibilità di attivare strategie condivise.

 

 

Sia la RPC che l’UE attraversano un momento delicato, che potrebbe cambiare notevolmente gli equilibri economici e finanziari di entrambe nel medio e lungo periodo. La crisi greca ha rilevato come la scarsa solidarietà tra gli Stati-membri dell’EU rendano quest’ultima sempre più distante dal progetto iniziale che fu dei suoi padri fondatori, gli Stati Uniti d’Europa. La Cina invece, nonostante la caparbietà e l’impegno profusi per le riforme economiche attuate negli ultimi anni, sembrerebbe ancora alla ricerca di quella stabilità economica interna pienamente sostenibile, o piuttosto “normale”.

 

Ma nonostante la minaccia di un’Europa sempre più divisa, e di una RPC alle prese con ingenti problematiche economiche interne, Cina e UE sono d’accordo su un punto fondamentale: la piena consapevolezza che le regole di un nuovo ordine mondiale – in termini di cooperazione finanziaria, sviluppo economico, investimenti e infrastrutture, ma anche in ambito politico – difficilmente potranno essere utilizzate per quello che invece sempre di più appare un gioco vecchio, quello appunto, a somma zero.