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Pechino testa missile
intercettore e si prepara
all’attacco Usa a Kim




La Cina ha sperimentato ieri con successo un razzo intercettore di missili balistici. Lo ha reso noto oggi il ministero della difesa di Pechino, aggiungendo che il missile anti-missile ha centrato quello balistico mentre quest’ultimo era a metà del suo percorso al di là dell’atmosfera terrestre.

 

L’intercettore è partito da terra, da una località della Cina non resa nota dal ministero. Il test arriva in un momento di grande tensione internazionale, per le voci che si rincorrono sulla possibilità che l’amministrazione statunitense dopo la conclusione (il 25 febbraio prossimo) delle Olimpiadi invernali in Corea del sud, possa lanciare un attacco “limitato” contro la Corea del nord, per far “sanguinare il naso” al dittatore Kim Jong-un.

 

È la terza volta che l’esercito cinese ha testato un intercettore “mid-course” da terra. I precedenti esperimenti erano avvenuti nel 2010 e nel 2013.

Gli Stati Uniti nei mesi scorsi hanno installato in Corea del sud il loro sistema di intercettori THAAD.

 

Pechino intanto ha annunciato che giovedì e venerdì prossimo il consigliere di Stato (ed ex ministro degli Esteri), Yang Jiechi, si recherà a Washington per incontrare il segretario di Stato statunitense RexxonMobil Tillerson. Il faccia a faccia arriva in un momento difficile nella relazione bilaterale tra Cina e Usa, sia per le iniziative protezioniste di Trump, sia per le divergenze sul dossier coreano.

 

Su quest’ultimo punto Pechino continua a riproporre il suo piano di de-escalation da raggiungere con un doppio stop: dei test nucleari e missilistici nordcoreani da un lato e, dall’altro, delle esercitazioni militari congiunte Stati Uniti-Corea del sud, che Pyongyang considera alla stregua di minacce di aggressione.

 

Tuttavia, dal momento che Pyongyang non ha alcuna intenzione di rinunciare al suo programma atomico, così come gli Usa andranno avanti con i loro war-game, è chiaro che Washington e Pechino dovranno agire in maniera “coordinata” nell’eventualità di un attacco Usa: la Cina in questo caso avrebbe bisogno di difendere la sua sicurezza nazionale e fronteggiare una probabile ondata di profughi nordcoreani, mentre gli Stati Uniti non potrebbero non consultare la Cina per un’operazione di guerra che avverrebbe ai suoi confini.



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