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Afghanistan, Cina
e Pakistan rafforzano
l’alleanza per la pace




Il ministro degli esteri cinese, Wang Yi, e quello pachistano, Khawaja Asif, ieri a Pechino

Il ministro degli esteri cinese, Wang Yi, e quello pachistano, Khawaja Asif, ieri a Pechino

 

 

Dopo il recente annuncio dell’invio di migliaia di altri soldati statunitensi in Afghanistan, la Cina non resta a guardare e rafforza l’alleanza politica e militare con il Pakistan, nel tentativo di giocare, assieme a Islamabad, un ruolo decisivo nel futuro assetto del paese, dove il conflitto tra i talebani e il governo di Kabul sostenuto dalle truppe occidentali va avanti ormai da 16 anni.

 


Al termine del loro incontro a Pechino, il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, e quello pachistano, Khawaja Asif, oggi hanno annunciato che, entro la fine del 2017, terranno un vertice trilaterale con il loro collega afghano.

 


“La Cina attribuisce grande importanza alle sue relazioni con il Pakistan e l’Afghanistan e aiuta attivamente i due paesi a ridurre le differenze e rafforzare la fiducia reciproca”, ha dichiarato Wang. Secondo il capo della diplomazia di Pechino “il Pakistan è sempre stato una vittima del terrorismo e un membro importante della cooperazione internazionale anti-terrorismo e il mondo dovrebbe riconoscere gli sforzi e i sacrifici del governo del Pakistan e del suo popolo”.

 


Il mese scorso Donald Trump aveva fatto infuriare Islamabad accusandola di fornire “un rifugio sicuro per le organizzazioni terroristiche”. Il presidente statunitense si era spinto fino a ipotizzare un maggior coinvolgimento in Afghanistan dell’India, un anatema per i generali che hanno una forte influenza sulla vita politica del Pakistan.


E mentre gli Usa si allontanano sempre più dal Pakistan, la Cina rafforza la sua “partnership strategica” con Islamabad.

Ieri in Cina le aeronautiche militari e gli eserciti dei due paesi hanno iniziato l’esercitazione congiunta “Shaheen VI”, che si protrarrà fino al 27 settembre. Islamabad ha inviato i suoi caccia JF-17, Pechino partecipa con i suoi J-11, JH-7 e KJ-200 AWACS.

 

“Per costruire un’aeronautica militare di livello mondiale, dobbiamo imparare dagli eserciti stranieri e migliorare la nostra capacità di svolgere diversi compiti”, ha spiegato il portavoce dell’esercito popolare di liberazione (PLA), aggiungendo che l’aviazione cinese rafforzerà gli scambi internazionali.

 

 

Il 30 agosto scorso, il Pentagono ha rivelato che al momento in Afghanistan ci sono 11.000 soldati statunitensi (la cifra precedentemente resa pubblica si fermava a 8.400), mentre altri 4.000 sono in arrivo in seguito all’aumento della pressione sui talebani ordinato dall’Amministrazione Trump nell’ambito della nuova strategia, illustrata il 22 agosto scorso, che non mira a costruire uno Stato (State building), ma a “uccidere i terroristi”.

 


Cina e Pakistan invece puntano al dialogo come unica via per risolvere il conflitto. “Siamo convinti che non esista nessuna soluzione militare al conflitto in Afghanistan, dobbiamo concentrarci su un accordo politico negoziato – ha dichiarato oggi a Pechino Asif -. La Cina sta svolgendo un ruolo molto costruttivo in questo senso”.

 

Spinta anche da preoccupazioni per la sicurezza nazionale, la Cina sta giocando un ruolo politico sempre più attivo in un paese nel quale sono rimasti impantanati negli ultimi due secoli l’impero britannico, l’armata rossa sovietica e infine gli Stati Uniti, che invasero il paese nell’ottobre 2001, in seguito gli attentati dell’11 settembre a New York e Washington.

 

 

Asif ha rivelato che negli ultimi mesi sono state condotte una serie di operazioni anti-terrorismo anche contro lo East Turkestan Islamic Movement (ETIM), che Pechino accusa di pianificare azioni terroristiche in Cina.

 

 

 



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