Economia

La nuova via della Merkel
sull’asse Berlino-Pechino




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Merkel´s Hands, Thomas Dämmrich

 

Quella conclusa ieri a Pechino, con il governo tedesco per la quarta volta dal 2011 faccia a faccia con quello cinese (un “privilegio” che il Partito comunista riserva, tra i paesi occidentali, soltanto alla locomotiva d’Europa), è stata probabilmente la più faticosa delle nove missioni in Cina di Angela Merkel in veste di cancelliera della Germania.
A capo di una nutrita delegazione di politici e multinazionali tedesche, Merkel ha dovuto mediare tra gli interessi economico-finanziari nazionali, le pressioni della leadership di Pechino che reclama la rimozione da parte del Vecchio continente di tariffe anti-dumping ritenute “ingiuste” e “discriminatorie”, e i timori di parte dell’Ue per l’eventuale concessione alla Repubblica popolare dello status di “economia di mercato” da parte della Commissione di Bruxelles.

 

Proteggere la proprietà intellettuale in Cina… Berlino ci prova

Durante tre giorni di incontri bilaterali (12-14 giugno) tra 26 dipartimenti (economia, finanza, politica…), Germania e Cina hanno continuato a espandere la loro partnership speciale, fondata finora essenzialmente sullo scambio tra tecnologia “made in Germany” e mercati di sbocco cinesi. Airbus ha ordinato 100 elicotteri (per il valore complessivo di 1 miliardo di euro) che verranno fabbricati nel nuovo impianto di Qingdao; la joint venture tra Daimler e BAIC investirà circa 500 milioni di euro per espandere la fabbrica di motori Mercedes di Pechino; Siemens ha siglato un accordo con la produttrice di vagoni ferroviari CRRC.
In una fase di rallentamento dell’economia globale – e relativo inasprimento della competizione -, i tedeschi si stanno battendo per difendere le loro eccellenze.
Nel neonato parco industriale sino-tedesco di Shenyang (48 chilometri quadrati e 37 aziende coinvolte, nel nord-est della Cina) la pionieristica Industria 4.0 dialoga con il tentativo di aggiornamento della loro manifattura, che i cinesi hanno chiamato “Made in China 2025”. Nel corso della visita di Merkel alla struttura – dove operano, tra le altre, Siemens e BMW – il vice direttore, Li Baojun, ha dichiarato: “Capisco che in Cina le aziende tedesche diano priorità alla difesa della proprietà intellettuale” (IP) e ha annunciato l’istituzione di un ufficio ad hoc con commissioni di arbitrato e mediazione per andare incontro alle esigenze delle compagnie teutoniche. “Il Parco seguirà le più severe norme di protezione della IP per dissipare le preoccupazioni delle aziende tedesche”, ha assicurato Li.

Secondo alcuni analisti, la relazione speciale tra la prima economia europea e la seconda economia mondiale attraverserebbe una fase delicata, come evidenziato dalle tensioni sulla siderurgia, con Pechino che mal digerisce gli ulteriori limiti recentemente imposti dall’Ue all’export della sua sovracapacità di acciaio.

 

Tuttavia l’intesa sino-tedesca risulta tuttora molto solida. Nel 2015, l’interscambio commerciale tra il gigante manifatturiero europeo e quello asiatico è stato pari a 156,8 miliardi di dollari, per la Cina la Germania è il principale partner europeo (è con la Germania che avviene il 30% del suo interscambio commerciale con l’Ue).

Nel tentativo di contrastare la crisi – ricorda Xinhua – Stati Uniti e Giappone hanno scelto la strada di politiche monetarie espansive. Mentre, secondo l’agenzia di Stato, Cina e Germania (prossime due presidenti del G-20) “sono sempre state fautrici della crescita economica e dello sviluppo sostenibile attraverso l’innovazione e le riforme strutturali” e “un ulteriore coordinamento tra le loro politiche macroeconomiche aiuterà a rafforzare la ripresa e la stabilità dell’economia mondiale”.
Inoltre – come cinaforum ha rilevato da tempo – tra i due paesi esiste una partnership strategica per lo sviluppo della manifattura del futuro, le nuove linee di produzione che dovrebbero integrare robotica industriale, internet delle cose (IoT) e big data nelle quali Berlino sta investendo 40 miliardi di euro all’anno e sulla quale scommette il 13° Piano quinquennale recentemente varato a Pechino.

Clamorosa in questo senso è stata nei giorni scorsi l’offerta di Midea per l’acquisto di Kuka: ieri i cinesi hanno provato a rassicurare i tedeschi facendo sapere che non comprerebbero più del 49% del gigante tedesco della robotica industriale.

 

Per decenni la partnership Berlino-Pechino ha proceduto sui binari della tecnologia in cambio di mercati, ora è alla ricerca di ulteriore slancio su quelli della nuova via della Seta: un’intesa tra i colossi ferroviari (statali) dei due paesi può sbaragliare la concorrenza sulle nuove rotte infrastrutturali aperte dal progetto di Xi Jinping

 

C’è poi l’importante capitolo della nuova via della Seta lanciata dal presidente cinese, Xi Jinping, e degli investimenti in Africa. “In mercati come l’Asia o l’Africa – ha dichiarato Merkel a Pechino – possiamo trarre entrambi benefici dall’unione delle nostre forze”. Muoversi assieme all’economia cinese in mercati esteri permetterebbe alla Germania di superare l’ostacolo dei sussidi statali che in molte occasioni ha permesso alle compagnie cinesi di prevalere. Secondo fonti governative e industriali tedesche citate dall’agenzia Reuters, la Germania mira a ottenere l’accesso ai finanziamenti della Asian Infrastructure Investment Bank (tra i vicepresidenti dell’istituto c’è il tedesco Joachim von Amsberg) e del Silk Road Fund e a battere la concorrenza con progetti sino-cinesi.

In un’analisi pubblicata sul suo sito internet, la Deutsche Welle ha scritto che “riguardo alla cooperazione in mercati di paesi terzi, l’idea della Germania è di includere la Cina e utilizzare il suo potere economico per fare soldi”. “Se la China Railway Rolling Stock Corporation (CRRC) e la Siemens – ipotizza l’agenzia di stampa tedesca – unissero le loro forze per lo sviluppo dell’alta velocità ferroviaria in paesi terzi, affiancate da China Railways Group e dalla Deutsche Bahn nel settore dei treni merci Cina-Europa e nel servizio e nella manutenzione di quelli ad alta velocità, ne risulterebbe una potenza di mercato di una dimensione totalmente nuova”.

 

Pechino, oltre che come a un partnership tecnologico strategico, guarda alla Germania come al leader di fatto dell’Unione europea. La cooperazione tra Cina e Germania – ha ricordato negli ultimi giorni Xinhua – contribuirà al solido sviluppo dei legami economici e commerciali tra Cina e Germania e tra Cina ed Europa”.

Logico che ora che Pechino pretende la cancellazione “automatica” dell’odiato meccanismo del “paese di riferimento”, per ottenerla si rivolga a Berlino. Il sistema del “paese di riferimento” è quello in base al quale l’Unione europea calcola le tariffe anti-dumping contro i paesi membri dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO) non classificati come economie di mercato. Secondo l’interpretazione di Pechino, la fine automatica – dopo 15 anni dall’ingresso della Cina nella WTO – di questa clausola è prevista dai trattati. Non si tratterebbe di un vero e proprio riconoscimento dello status di “economia di mercato” (MES) alla Cina, ma aprirebbe comunque le porte dell’Europa a ulteriori esportazioni cinesi, smorzando i ricorsi anti-dumping.

 

“La Germania è capace e ha l’obbligo di giocare un ruolo attivo nella giusta risoluzione di questi problemi”, ha scritto chiaro e tondo Xinhua mentre Merkel era a Pechino. Appelli espliciti in questo senso sono arrivati dai vertici del Pcc, dal presidente Xi Jinping e dal premier Li Keqiang. Merkel ha replicato che la Commissione europea (a cui formalmente spetta la decisione) si consulterà ulteriormente con Pechino. E, ha aggiunto, “sono convinta che possiamo trovare una soluzione in linea con quanto promesso 15 anni fa“. “La Germania si è sempre dimostrata un mercato aperto agli investimenti. Ci aspettiamo reciprocità da parte cinese”. La leader democristiana ha detto chiaramente cosa interessa al suo governo: “Presteremo particolare attenzione alla reciprocità nel settore finanziario, più che nell’industria classica”, ha aggiunto Merkel facendo riferimento al limite del 20% posto finora dai cinesi all’acquisto di azioni delle loro banche da parte degli istituti di credito tedeschi.

 

Infrastrutture e finanza sono i nuovi obiettivi fissati dalla cancelliera: mentre gli altri paesi dell’Unione europea si accapigliano sul MES, tra Germania e Cina è già tempo di aggiornare la loro partnership speciale.



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