Economia

La ricetta di Xi per le SOE:
aziende di partito-Stato




8610330704_2d8d8ba93d_k

Workers, Jonathan Kos-Read

 

Il Partito comunista cinese (Pcc) deve rafforzare il suo ruolo guida nelle aziende di Stato (SOE), affinché queste ultime favoriscano la transizione della seconda economia del Pianeta e le nuove strategie della leadership di Pechino. È questo il succo del discorso pronunciato da Xi Jinping durante una conferenza di lavoro con alcuni dei massimi leader del Partito e delle maggiori SOE che si è conclusa martedì scorso a Pechino.
Il presidente cinese – riferisce l’agenzia Xinhua – ha affermato che la guida del Partito rappresenta “le radici e l’anima”, nonché “un vantaggio unico” delle aziende di Stato e che non sarà tollerato alcun tentativo di “indebolire, annacquare, offuscare o marginalizzare” questa leadership. Seguendo le indicazioni della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale, in Cina c’è chi preme per un ammodernamento delle SOE, che dovrebbero dotarsi di management più indipendenti, oltre che mettere sul mercato quote sempre più rilevanti dei loro pacchetti azionari. Ma la linea di Xi è un’altra: “Dobbiamo sostenere risolutamente la leadership del Partito nelle aziende di Stato e utilizzare appieno gli organismi di Partito al loro interno”.

Le aziende di Stato a lezione di mercato →

 

All’incontro, oltre a Xi, erano presenti altri tre componenti del comitato permanente del politburo, l’organismo di sette membri che, di fatto, governa la Cina: Wang Qishan (il capo della Commissione centrale di vigilanza che guida la campagna anti-corruzione), Liu Yunshan e il vice premier Zhang Gaoli. I media cinesi sottolineano che per la prima volta un numero uno del Pcc ha partecipato a un meeting sulla gestione delle SOE (a un altro incontro del genere, nel 1996, c’era l’allora vice-premier e, nel 2001, Xi, ma nella veste di vice-presidente), il che evidenzia ancora una volta che Xi Jinping – anche sulle questioni economiche – intende dare un contributo decisivo alla linea del Partito.

 

In Cina operano un centinaio di SOE cosiddette “centrali”, sotto la supervisione della governativa State-owned Assets Supervision and Administration Commission (SASAC) e migliaia di altre, a radicamento locale. Circa il 15% del fatturato industriale e meno del 10% dell’export del Paese arriva dalle SOE, il settore privato è da decenni quello più dinamico. Mantenere le SOE (grandi aziende capital-intensive) sotto il controllo statale ha permesso però alla Cina una transizione morbida da un’economia interamente pianificata a una in cui le forze di mercato giocano un ruolo preponderante. Con l’attuale fase di rallentamento economico (il cosiddetto “New Normal”), Pechino mira a ridurre le SOE e renderle finalmente competitive sui mercati internazionali, anche grazie a strategie come la nuova via della Seta (One Belt One Road).

 

“Dobbiamo assicurare che ovunque le nostre imprese (di Stato) andranno, saranno seguite dal Partito” ha detto a tal proposito Xi, fautore della fusione delle aziende di Stato, per dar vita a colossi in grado di competere a livello globale. Secondo il presidente cinese, le SOE devono essere fedeli al Partito per rimanere “una forza affidabile sulla quale il Partito e la Nazione possano contare” e “una forza importante nella decisa applicazione delle decisioni della leadership centrale”, come la strategia One Belt One Road.

 

Zhang Xixian, professore presso la scuola centrale di Partito, ha spiegato che il discorso di Xi segna un “nuovo inizio”. “Negli ultimi tre decenni – ha dichiarato Zhang a Beijing News – la riforma delle aziende di Stato cinesi ha preso spunto da quelle occidentali, istituendo consigli d’amministrazione, consigli di supervisori… col risultato che il Partito è stato messo da parte e la sua leadership ne è risultata indebolita”. “Ma in questi quattro anni trascorsi dal 18° congresso del Partito la leadership sta chiarendo che l’elemento chiave delle aziende di Stato con caratteristiche cinesi è la leadership del Partito”.

 

 

La nuova linea non è in contraddizione, ma procede parallelamente a fusioni e ristrutturazioni. La SASAC negli ultimi giorni ha annunciato che le SOE sono state ridotte da 196 nel 2003 alle attuali 103. Secondo un report di Securities Daily diminuiranno ulteriormente, diventando 100 entro la fine dell’anno.
E ieri l’agenzia Reuters ha dato notizia di una possibile fusione tra i due colossi di Stato ChemChina (che l’anno scorso ha acquistato Pirelli) e Sinochem, che creerebbe un gigante della chimica, dei fertilizzanti e del petrolio da 100 miliardi di dollari di fatturato.

Secondo le fonti citate dall’agenzia di stampa, “il governo ha dato mandato a Sinochem di guidare questa potenziale fusione con ChemChina”. La rivelazione sulla possibile fusione è arrivata mentre ChemChina sta finalizzando la sua acquisizione (per 43 miliardi di dollari) della svizzera Syngenta.

Quest’ultimo merger seguirebbe altri, altrettanto importanti, nei settori dei trasporti marittimi, delle ferrovie e del petrolio.

A colpi di ristrutturazioni e fusioni, le aziende di Stato cinesi hanno ormai lanciato la loro sfida alle grandi corporation occidentali.



Commenti


Articoli correlati