Economia

Aziende zombie, ora basta
accanimento terapeutico




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Zombie Candieland, Alexander Mueller

 

Come ha detto Warren Buffet: ci si accorge di chi sta nuotando nudo solo quando la marea si abbassa. Allo stesso modo, con il rallentamento della crescita cinese è emerso un esercito di aziende zombie. Si tratta di società pesantemente indebitate, tenute a galla unicamente dal sostegno continuo del governo e delle banche. L’esecutivo non vuole vedere queste aziende spazzate via, perché teme il caos che ne risulterebbe: disoccupazione dilagante e una significativa diminuzione delle entrate fiscali. E le banche gli danno una mano, perché i loro guadagni crollerebbero se fossero costrette a premunirsi contro le insolvenze.
Sia il governo sia le banche provano ad aiutare queste compagnie nella speranza che presto sopraggiunga una ripresa del mercato. Ma, sfortunatamente, sono proprio le aziende zombie che stanno ostacolando la ripresa economica in Cina. La loro stessa esistenza infatti impedisce che le risorse vengano ridistribuite a società più produttive e dà luogo a una competizione impari.

 

Dalla leadership cinese è arrivata la promessa di eliminare le aziende zombie. Chiudere le società afflitte da eccesso di capacità produttiva rappresenta una priorità per la strategia della “riforma dell’offerta” varata dal governo. Ma quali sono e in che stato versano le aziende zombie in Cina?

Sono “zombie” quelle aziende che, pur essendo in perdita, possono ottenere prestiti a un tasso inferiore a quello di mercato e alle quali più sono in perdita, maggiori sono le somme che è consentito loro prendere in prestito: questo infatti è l’unico modo in cui possono sopravvivere. Una ricerca ha rivelato che circa il 10% delle compagnie quotate in borsa in Cina appartiene alla categoria dei morti che camminano. Ed è probabile che si tratti di una percentuale sia sottostimata, pur di favorire la quotazione delle stesse.
Le aziende zombie galleggiano sugli alti e bassi della crescita cinese. Dopo la crisi finanziaria globale, il loro numero è aumentato nettamente. Ma il pacchetto di stimolo (4.000 miliardi di RMB, pari a 590 miliardi di dollari Usa) varato dal governo cinese alla fine del 2008 ha permesso loro di respirare: per un breve periodo sono diminuite, per poi aumentare nuovamente con il rallentamento della crescita. E il problema di queste compagnie è divenuto molto più difficile da ignorare.

 

Incubo “overcapacity”, perché fa davvero paura →

 

Le aziende zombie sono concentrate in settori gravati da debito ed eccesso di capacità, come quelli del ferro, dell’acciaio, dell’alluminio e del cemento. Queste industrie hanno sperimentato una serie boom di investimenti che si sono lasciati dietro troppe fabbriche e troppo poca domanda.

Anche se la maggiore concentrazione di aziende zombie non è nel settore immobiliare, quest’ultimo comprende un’ampia porzione delle compagnie cinesi quotate. E, a causa della enorme quantità di appartamenti costruiti durante il boom, per i costruttori è difficile ridurre il loro inventario.

 

Le imprese di Stato (SOE) hanno una maggiore propensione a trasformarsi in aziende zombie, dal momento che un’azienda privata, dopo un certo numero di anni di perdite, non può andare avanti ed è costretta a chiudere. Le SOE invece possono continuare a ottenere nuovi crediti dalle banche.
Tracciando una linea dal nord-est al sud-ovest della Cina, è possibile osservare una nuova Rust belt. Le aziende zombie non sono concentrate né nelle aree costiere più sviluppate, né in quelle occidentali meno avanzate e più isolate, ma al centro di questa linea immaginaria: nelle province di Heilongjiang e Lianoning nel nord-est, in quella dello Shanxi e nell’altopiano di Loess, nello Hebei nella pianura del nord della Cina e nello Hunan nel bacino del fiume Yangtze. Si tratta o di zone ricche di risorse o piene di ciminiere: territori meno diversificati economicamente e dunque più vulnerabili in caso di diminuzione della crescita e dei prezzi delle materie prime.

L’ostacolo principale alla chiusura o alla riduzione delle aziende di Stato è rappresentato dalla disoccupazione: costringere queste imprese a dichiarare bancarotta, manderebbe per strada milioni di persone e il governo teme che queste masse di senza lavoro provocherebbero instabilità sociale. La leadership ha annunciato la costituzione di un fondo di 100 miliardi di RMB (circa 15 miliardi di dollari Usa) per aiutare i nuovi disoccupati. Ma basterà?

 

 

In sei industrie con gravi problemi di eccesso di capacità (acciaio, carbone, cemento, vetro, carta e metalli non ferrosi) noi stimiamo che se la produzione dovesse essere ridotta, supponiamo, del 10%, 4,31 milioni di persone resterebbero senza lavoro. Aiutare queste persone costerebbe tra 163,75 miliardi di RMB e 491,25 miliardi di RMB (24-73 miliardi di dollari Usa) a seconda di quanto generoso il governo sceglierebbe di mostrarsi.
A partire dalla crisi finanziaria globale, i coefficienti di leva finanziaria delle altre principali economie si sono ridotti, mentre quello della Cina è aumentato bruscamente e ora è elevato, se paragonato alle altre economie.
Il governo attualmente sta provando a combinare la riduzione della leva finanziaria con quella dell’eccesso di capacità. A tal fine, un piano prevede di permettere alle banche commerciali di scambiare il debito che detengono in aziende improduttive con partecipazioni azionarie. Se questo approccio possa rivelarsi efficace è oggetto di dibattito.

 

L’ammontare massimo di prestiti che una compagnia può ottenere non dovrebbe essere superiore al servizio del debito delle sue obbligazioni. Se l’obiettivo dello scambio debito-azioni è quello di alleviare il problema dell’indebitamento delle aziende, allora dovrebbe essere riservata maggiore attenzione alla riduzione del loro debito, in modo da permettere loro di operare in territorio sicuro. Le industrie che necessitano di maggiore aiuto sono quelle dell’acciaio e del carbone, dove il debito reale è già di 3.860 miliardi di RMB (570 miliardi di dollari Usa) superiore a questa dimensione massima del debito.

 

Secondo uno studio, nella prima metà di quest’anno i profitti di circa ¼ delle aziende cinesi sono stati troppo bassi per coprire gli interessi sul debito delle loro obbligazioni. Insomma, le entrate languono, mentre aumenta il peso dei prestiti ottenuti.

Le aziende possono utilizzare lo swap debito-azioni per superare temporaneamente problemi di rimborso, ma questi ultimi non scompariranno facilmente. Ancora peggio, se alle banche non verrà concessa la possibilità di avere l’effettivo controllo delle aziende indebitate, lo stress verrà trasferito dalle aziende alle banche.

Il prezzo da pagare per chiudere e ridimensionare le aziende di Stato potrebbe rivelarsi più alto del previsto. Di fronte a queste incertezze, il governo sta ancora esitando a ingoiare l’amara pillola della chiusura delle fabbriche e dei conseguenti licenziamenti. La fusione di aziende malate creerà soltanto ulteriori mega-zombie, e lo swap debito-azioni potrebbe risolversi nello scambio tra aziende-zombie e banche-zombie. Ma non esiste una soluzione senza sofferenze né costi. È arrivato il momento di somministrare la medicina adeguata e iniziare a sentire il dolore, prima che divenga intollerabile.

 

 

Tratto da EASTASIAFORUM

He Fan è capo economista del Chogyang Institute of Finance della Renmin University di Pechino



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