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Li Keqiang: Pil +6,5%
deficit 2,6%. Attesa
per le riforme costituzionali




È incentrato soprattutto sull’economia, sulle prospettive di crescita del Paese, il rapporto che il premier Li Keqiang ha letto questa mattina a Pechino in occasione dell’apertura della sessione annuale dell’Assemblea nazionale del popolo, il parlamento cinese.

 

Li ha anzitutto rivendicato i successi dei primi cinque anni dell’era Xi Jinping che, cominciata nel 2012 con l’elezione del nuovo segretario generale del Partito comunista (Pcc), potrebbe proseguire a lungo per effetto delle riforme costituzionali (in particolare quella del mandato presidenziale) che verranno ratificate dall’Assemblea nelle prossime ore.
Nell’ultimo lustro – ha sostenuto Li -, le politiche del Pcc hanno contribuito a far uscire dalla povertà 68 milioni di cinesi, grazie a una crescita economica media del 7,1%, mentre i redditi sono aumentati del 7,4%, e i lavoratori urbani di 66 milioni di unità.

 

Crescita “intorno al 6,5%”

Nella parte relativa alle previsioni del documento (36 pagine) letto da Li c’è spazio anzitutto per le stime di crescita del prodotto interno lordo (Pil), che nel 2018 dovrebbe essere “intorno al 6,5”, inferiore al 6,9% registrato quest’anno, e in linea con il rallentamento del cosiddetto “New Normal”, la nuova normalità caratterizzata da una crescita più lenta ma più equilibrata.

 

La riduzione del deficit fiscale prevista da Li (2,6%, contro il 3% del 2017) non colpirà la spesa per le infrastrutture: la costruzione di strade, autostrade e impianti idrici (244 miliardi di euro di investimenti), ferrovie (100 miliardi di euro), edifici pubblici… – anche nella nuova fase di sviluppo in cui è entrata la Cina – continuerà a svolgere un ruolo molto importante per favorire la crescita.

Previsto anche un taglio delle tasse per individui e aziende di circa 110 miliardi di euro complessivamente.

 

Tagli alla produzione di acciaio e all’estrazione di carbone

Tuttavia verrà proseguita l’opera di riduzione dell’eccesso di capacità produttiva nei vecchi settori dell’industria pesante che per decenni ha trainato l’economia del paese: 30 milioni di tonnellate di acciaio in meno e 150 milioni di tonnellate di carbone in meno nel 2018.

 

Il numero due del Pcc ha stigmatizzato l’aumento del ricorso, a livello globale, a misure protezionistiche e ha affermato che in tale contesto la Cina dovrà battersi per difendere i suoi interessi. Nonostante ciò – ha promesso Li – Pechino continuerà ad aprire i suoi mercati, inclusi quello delle telecomunicazioni, quello sanitario e dei veicoli a nuova energia.

 

Spese militari, +8,1%

Gli stanziamenti per la difesa nel 2018 saranno pari a 174,5 miliardi di dollari, +8,1% rispetto al 2017. Per il terzo anno consecutivo l’aumento delle spese militari si mantiene ben al di sotto del 10%, allineandosi al rallentamento della crescita economica. Agli armamenti Pechino destina meno dell’1,5% del proprio Pil, una percentuale inferiore rispetto ad altre potenze.

 

Il Pcc – ha aggiunto Li Keqiang – si è dato l’obiettivo di far uscire dalla povertà 10 milioni di contadini nel 2018, anche per effetto del suo piano di continua urbanizzazione. Nello stesso tempo, sarà lanciato un piano triennale di rinnovamento delle aree urbane degradate che prevede la costruzione, nel 2018, di 5,8 milioni di nuovi appartamenti di edilizia popolare.

 

Li ha promesso tolleranza zero nei confronti di chi promuove l’indipendenza di Taiwan. “Proteggeremo la sovranità e l’integrità territoriale della Cina”, ha affermato il premier, che ha promesso di continuare a promuovere lo sviluppo pacifico delle relazioni tra le due sponde dello Stretto.

 

Nessuna menzione invece nel rapporto di Li per il movimento indipendentista di Hong Kong (che figurava nel report 2017) a suggerire la necessita di abbassare i toni nei confronti del movimento indipendentista giovanile nell’ex colonia britannica.



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