Asia

Integrazione asiatica,
vicini lontanissimi




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Xiamen, Fujian China, Thomas Depenbusch

Con la rapidissima ascesa della Cina, le relazioni di Pechino con i paesi vicini sono finite sotto i riflettori. A tal proposito è necessario premettere che interessi nazionali divergenti e la sostanziale diversità politica e sociale dell’area rendono lo sviluppo di una comunità regionale un lavoro complesso e delicato.

La Cina condivide confini terrestri con 14 Stati e, in mare, ha altri otto paesi vicini. Tuttavia, per capire davvero i rapporti della Cina con i suoi vicini, bisogna andare oltre la geografia, esaminando in che modo la storia, la cultura, la geo-politica e la geo-economia hanno forgiato e continueranno a dare forma a queste relazioni.
Nell’evoluzione di queste relazioni sempre più interdipendenti rivestono grande importanza anche interessi nazionali in competizione tra loro. L’ascesa della Cina pone nuove sfide e opportunità per lo sviluppo di rapporti di vicinato e di strategie regionali. D’altro canto, lo stretto coinvolgimento di potenze extra-regionali, come Stati Uniti, Giappone e India, complica ulteriormente i rapporti della Cina con i suoi vicini.

 

Sia la Cina sia i suoi vicini sono interessati a mantenere rapporti pacifici e di amicizia, perché se, al contrario, così non fosse, tutti ne risentirebbero negativamente. A ciò fa riferimento l’appello della leadership cinese per “una comunità di interessi condivisi e con un comune destino” con i suoi vicini, da raggiungere attraverso una serie di nuove iniziative. Questa nuova, grande strategia è sostenuta dalla crescente fiducia di Pechino nella sua capacità di dare forma al contesto regionale. E riflette un nuovo pensiero strategico su come posizionare la Cina tra i suoi vicini e come capire la nuova importanza delle regioni confinanti con la Cina.

Mar cinese meridionale, se gli Usa lasciano il Vietnam da solo → 

 

La Cina ha intrapreso iniziative per rafforzare i legami regionali, tuttavia le differenze di natura politica, sociale ed economica tra i suoi vicini sono enormi. Le relazioni sono ulteriormente complicate da conflitti d’interesse tra gli stessi vicini, così come dall’intervento di potenze extra-regionali impegnate a competere nella Regione, sia segretamente sia alla luce del sole.

 

Parallelamente all’influenza della Cina, sta aumentando la diffidenza dei suoi vicini. Tra questi ultimi, alcuni temono che Pechino nutra ambizioni di egemonia regionale. Le dispute marittime e territoriali – in particolare quelle sulle zone economiche esclusive nel Mar cinese orientale e nel Mar cinese meridionale – hanno fatto crescere la tensione tra Cina, Giappone e alcuni membri dell’ASEAN. Si avverte la diffusa preoccupazione che questo scontro possa sfociare in un conflitto militare. E l’annuncio e l’applicazione della strategia statunitense del “Pivot to Asia” che alimenta la competizione Cina-Stati Uniti nell’area, ha accresciuto questi problemi.
L’ascesa della Cina ha suscitato tra i suoi vicini reazioni complesse, in alcuni casi esacerbando dispute preesistenti: fintantoché la Cina era più debole, era più facile accantonare questi contenziosi, non avendo la Cina la capacità di affrontarli e ritenendo i paesi vicini le loro relazioni con la Cina una priorità meno urgente di altre.

 

 

In quanto potenza in ascesa, la Cina espanderà naturalmente i suoi interessi ed eserciterà la sua influenza. Ciò potrebbe produrre competizione e conflitti, specialmente con gli Stati Uniti. Per questo motivo, è aumentata l’ansia di quegli Stati della regione che temono che una Cina forte punti all’egemonia, a spese loro.
Ma le dispute tra nazioni, incluse quelle territoriali – per il bene di tutti gli attori coinvolti -, non dovrebbero mai essere risolte col ricorso alla guerra.

La cultura cinese tradizionale sostiene la pace e l’armonia, raccomanda di disinnescare le contraddizioni e cercare la riconciliazione e crede nel principio tattico di sopraffare le truppe nemiche senza ricorrere alla guerra. Forse per la Cina è arrivato il momento di fare sfoggio di questa “cultura di armonia”.

Da secoli il concetto di armonia forgia la cultura e la politica cinesi. Nel settembre 2011, l’Ufficio informazione del Consiglio di Stato (il governo, ndt) incorporò questi valori nella politica estera cinese con la pubblicazione di un “white paper” intitolato “Lo sviluppo pacifico della Cina”, che chiarisce i valori chiave ai quali deve attenersi l’ascesa strategica della Cina sulla ribalta globale, con enfasi sul concetto di cultura “armoniosa”.
Recentemente la leadership cinese ha fatto appello alla costruzione di “una comunità di interessi condivisi e con un comune destino” tra la Cina e i suoi vicini, basata sui principi guida di “amicizia, sincerità, benefici comuni e inclusività”. Ma la realizzazione di questo sogno comune dipenderà dalla volontà e dalla saggezza sia della Cina sia dei suoi vicini.

 

Entrambe le parti si sono sforzate di sviluppare le relazioni Cina-ASEAN. L’area di libero scambio e la partnership strategica Cina-ASEAN rappresentano soltanto un esempio del comune tentativo di costruire un framework di cooperazione basato su volontà e interessi condivisi. Ma le tensioni nel Mar cinse meridionale, specialmente dopo l’azione unilaterale delle Filippine presso la Corte permanente di arbitrato dell’Aia, ostacolano questi progressi. E la presenza militare degli Stati Uniti d’America getta benzina sul fuoco.
Fortunatamente, la Cina e l’ASEAN hanno riaffermato il loro impegno per una soluzione pacifica basata sui negoziati e il nuovo presidente delle Filippine, Rodrigo Duterte, sostiene questo approccio. Sia la Cina sia l’ASEAN riconoscono che la cooperazione, e non lo scontro, può produrre la soluzione migliore per queste dispute. Un accordo di questo tipo potrà basarsi sulle consultazioni e sul negoziato, concentrandosi in particolare sull’allentamento della tensione regionale e sulla ricerca del modo migliore per distribuire risorse.

La cooperazione regionale aiuta a costruire un’idea di spirito di comunità e di interessi condivisi.

Uno dei cambiamenti più importanti per l’Asia orientale è che la cooperazione regionale si basa ora su una struttura a più strati, che va da meccanismi bilaterali a meccanismi regionali come i framework ASEAN + 3 e ASEAN + 6 e lo East Asia Summit.

Finora la Cina ha svolto un ruolo attivo nella promozione di questo tipo di cooperazione regionale, mostrando che la sua ascesa implica il desiderio di costruire e rafforzare la comunità regionale, e non un ordine da “Regno di mezzo” dominato dalla Cina.

 

 

Tratto da EASTASIAFORUM

Zhang Yunling è docente di Economia internazionale e direttore di Studi internazionali presso l’Accademia cinese di scienze sociali di Pechino



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