Finanza

“Diversi ed efficienti”,
la Aiib scopre le carte




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Corporation Road, Bournemouth, Dorset, Alwyn Ladell

 

Il primo incontro annuale della Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB) si è svolto sabato e domenica scorsa in un contesto drammatico, col Regno Unito – al quale Pechino ha dato la vice presidenza della Banca, oltre ad aver stabilito a Londra il principale centro europeo di internazionalizzazione dello yuan – ferito dal referendum che ne ha decretato l’uscita dall’Ue e la finanza globale pronta a sprigionare la prossima tempesta.

 

La riunione a Pechino del consiglio di amministrazione dell’istituzione finanziaria internazionale voluta e guidata dalla Cina è stata comunque l’occasione per fare il punto sui primi sei mesi di attività, “svelare” i progetti da avviare e iniziare a tracciare un quadro più preciso della governance dell’ambizioso progetto lanciato da Xi Jinping che nei prossimi anni dovrebbe competere (secondo i cinesi, “collaborare”) con la World Bank e la Asian Development Bank sul ricco mercato dei finanziamenti infrastrutturali, non soltanto in Oriente.

La AIIB ha anzitutto rivendicato la sua “diversità” rispetto alle istituzioni nate dalla conferenza di Bretton Woods che hanno dato forma al “vecchio” ordine finanziario internazionale a guida statunitense. “La AIIB ha bisogno di creare il suo vantaggio comparato rispetto alle banche di sviluppo multilaterali già esistenti, come la World Bank”, ha dichiarato Lou Jiwei. “In confronto alla Asian Development Bank e alla World Bank e altre banche di sviluppo multilaterale – ha spiegato il ministro delle finanze cinese – il vantaggio della AIIB risiede nella sua comprensione più profonda dell’esperienza di successo e delle lezioni di anni di sviluppo dei paesi emergenti”. Secondo il presidente della AIIB, Jin Liqun, il concetto di “international best practice” che deve essere fatto proprio dalla sua istituzione “deve comprendere l’esperienza di sviluppo della Cina, dell’India e di tanti altri paesi asiatici. In questo modo potremo avere un modello di sviluppo diverso”.

 

Il tutto viene riassunto nello slogan “lean, clean and green” (snella, onesta ed ecologica). A partire dallo staff che – secondo quanto annunciato da Lou – è attualmente composto da 39 membri, ai quali se ne aggiungeranno una ventina entro il mese prossimo, per attestarsi entro i cento impiegati alla fine del 2016.

Ma, soprattutto, dalla AIIB ci si aspetta qualcosa di diverso dai criteri di “condizionalità” che hanno guidato l’operato della WB e della ADB. “Le istituzioni finanziarie multilaterali esistenti tipicamente richiedono a chi ottiene prestiti di sottoporsi a lunghe procedure e soddisfare una serie di obblighi che prescindono da considerazioni economiche” ha ricordato all’agenzia Xinhua Oh Ei Sun, ricercatore presso la Nanyang Technological University.
Agli “aiuti allo sviluppo”, prestiti per ottenere i quali, negli ultimi decenni, i paesi beneficiari hanno dovuto mettere in atto i famigerati programmi di “aggiustamento strutturale”, dovrebbe affiancarsi – secondo le intenzioni dichiarate dai cinesi – la cooperazione targata AIIB, che ha un capitale per la maggior parte in mano a paesi emergenti, e che dovrebbe favorire la collaborazione tra questi ultimi e i paesi sviluppati, nonché partnership pubblico-privato.

Nel momento in cui la globalizzazione colpisce come un boomerang il Regno Unito – il paese europeo sul quale, assieme alla Germania, Pechino ha scommesso di più – la Cina prova a promuovere la sua AIIB come strumento di una globalizzazione dal volto umano. Secondo il governativo Global Times “soltanto una manciata di compagnie internazionali e di istituzioni finanziarie in pochissimi paesi forti ha ottenuto benefici dalla globalizzazione” mentre “una gran quantità di nazioni piccole e medie non hanno goduto dell’integrazione internazionale”, ma “la AIIB aiuterà queste economie a ottenere finanziamenti e opportunità di sviluppo e a promuovere la globalizzazione”.

Istituita da 57 membri fondatori (tra i quali l’Italia) e con un capitale iniziale di 100 miliardi di dollari, la AIIB ha annunciato per bocca del suo presidente che attende “ulteriori adesioni per l’inizio del 2017” e che a tal fine accetterà altre richieste d’ingresso entro la fine di settembre 2016. Secondo una lista di “possibili nuovi membri” circolata tra i delegati nella riunione del 25-26 giugno scorso, sono in arrivo application da diversi paesi africani e dell’America latina (gli unici membri da queste aree sono attualmente Brasile, Sudafrica ed Egitto) che permetterebbero alla Banca di espandere i suoi orizzonti ben oltre l’Asia in un momento in cui – secondo Lou Jiwei – brexit “proietta la sua ombra sull’economia globale” e con “le ripercussioni e le ricadute (del referendum britannico) che emergeranno nei prossimi 5-10 anni”.

 

I prossimi membri della AIIB sarebbero Venezuela, Colombia, Cile, Algeria, Libia, Nigeria, Senegal e Sudan, oltre agli europei Grecia, Irlanda e Cipro, a Hong Kong e al Canada. Il mandato della Banca si potrebbe dunque espandere ben oltre il percorso di quella “One Belt One Road” (la via della Seta del XXI secolo e la via della Seta marittima) promossa da Xi Jinping, lungo la quale la nuova istituzione finanziaria internazionale dovrebbe finanziare lo sviluppo di infrastrutture per migliaia di miliardi.

 

Venerdì scorso la AIIB ha approvato i primi quattro progetti (tre dei quali co-finanziati con la World Bank, la Asian Development Bank, lo United Kingdom Department for International Development e la European Bank for Reconstruction and Development) per un valore complessivo di 509 milioni di dollari: espansione della rete elettrica in Bangladesh; ammodernamento di quartieri poveri in Indonesia (con la WB); un’autostrada in Pakistan (con la ADB); l’ammodernamento di una strada di frontiera in Tagikistan (con la EBRD).

L’ammontare dei finanziamenti per il 2016 è stato stimato in 1,2 miliardi di dollari.
Jin ha annunciato che “stiamo lavorando a una quantità di altri progetti che presenteremo al board nei prossimi mesi”.



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