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Caccia al colletto bianco: il recruiting è social, creativo e linkedIn




building a bridge, tine steiss

 

L’ultima indagine sul Social Media Employer Branding e Recruitment in Cina condotta dall’agenzia Maximum ha messo in luce che nel 2012 in Cina il 53% dei professionisti HR (gli addetti a organizzare le risorse umane di un’azienda) ha utilizzato i social media per fare employer branding e trovare talenti. E l’84% pensava di iniziare a impiegarli o continuare a farlo entro la fine del 2013. Il 74% degli intervistati stava utilizzando dei siti microblog e il 59% dei social network sites.

Rispetto all’anno precedente, il numero di ricerche concluse con successo – che ha toccato l’80% del totale -, è aumentato notevolmente. E siamo di fronte a un dato positivo molto più rilevante di quello messo in evidenza dalla ricerca Adecco in Italia. Parallelamente al successo dei social media, in Cina anche il social recruting è sempre più diffuso e sembra dare ottimi risultati.

In un articolo del Wall Street Journal, Mike Tims, presidente EMEA di SHL Group Ltd, azienda internazionale di consulenza HR, ha dichiarato che “i tradizionali processi di ricerca e selezione del personale, come vengono intesi in Occidente, hanno iniziato ad essere impiegati in Cina soltanto dopo il 1978, con la progressiva apertura dell’economia cinese. Questo ha fatto sì che in Cina fosse più facile superare gli approcci tradizionali ed accogliere nuovi metodi di recruiting”.

La crescita vertiginosa dell’economia cinese e la massiccia diffusione di internet, unite allo scarso senso di fidelizzazione dei lavoratori cinesi nei confronti di una determinata azienda che rende il turnover molto rapido, sono tutti fattori che hanno contribuito a fare della rete il principale luogo di scambio tra domanda e offerta. Di conseguenza le aziende sono costantemente alla ricerca di metodi sempre più efficaci e innovativi per attirare i talenti desiderati.

 

L’aspirante impiegato? Se la deve video-giocare con 17.000 concorrenti

Esempio di questo approccio “creativo” verso il social recruiting è il progetto lanciato da Deloitte Touche Tohmatsu Ltd. nel 2011. Deloitte ha sfruttato la sezione “Carriera” del suo account Weibo per offrire un tour virtuale dell’ufficio e creare una comunità di potenziali candidati. Il tour, impostato come un videogioco con percorso a tappe, è stato utilizzato da 17.000 persone e il suo successo ha spinto altre compagnie Deloitte a lanciare progetti simili.

Un altro caso di social recruiting “creativo” è la campagna promozionale lanciata su Weibo da Marriott, grazie alla condivisione di video realizzati da più di trenta Marriott hotel in Cina. Bill Lu – Marriott’s director of talent acquisition – ha dichiarato che tra giugno e luglio 2011 l’azienda ha ricevuto circa mille curricula in più rispetto alla media degli altri mesi. Lenovo, invece, ha sperimentato una campagna di recruiting su Weibo basata su micro-CV in 140 caratteri cinesi e tra aprile e giugno 2012 ha trovato 70 candidati tramite i social media, in particolare Linkedin e Tianji, network cinese simile a Linkedin.

È in questo panorama estremamente dinamico che lo scorso 24 febbraio, LinkedIn ha lanciato in Cina una sua versione interamente in mandarino chiamata Ling Ying 领英,caratteri che significano rispettivamente “leading” ed “élite”. Dal blog ufficiale di LinkedIn, Derek Shen, il primo presidente di LinkedIn Cina, ha inoltre annunciato una joint venture con Sequoia China e CBC volta ad esplorare l’espansione sul mercato cinese. Il social network professionale, che contava già quattro milioni di iscritti sul mercato cinese, è entrato ufficialmente in Cina con una piattaforma in lingua che rispetta le regole della censura online.

Mentre altri Social Network come Twitter, Facebook e YouTube, erano e continuano ad essere bloccati dal Great Firewall of China (un complesso sistema di censura della rete gestito da migliaia di esperti e basato su parole chiave), LinkedIn è stato bloccato solo per un breve periodo nel 2011 quando le autorità locali sono intervenute per fermare un tentativo di lanciare anche in Cina – attraverso il web – la cosiddetta “Rivoluzione dei gelsomini” che stava attraversando i paesi arabi.

 

“Disapproviamo la censura, ma accettiamo le condizioni del governo”

Jeff Weiner, CEO di LinkedIn, in un post pubblicato sul social network, ha sottolineato che LinkedIn sostiene attivamente la libertà di espressione e disapprova la censura del Governo cinese ma accetta le condizioni richieste, affinché i professionisti cinesi possano connettersi con gli altri attraverso una piattaforma globale e realizzare le loro aspirazioni professionali. LinkedIn si impegna ad essere trasparente sullo svolgimento dell’attività in Cina e a proteggere i dati dei suoi membri. La versione cinese di LinkedIn è integrata con i Social già esistenti, come Weibo e We Chat, dando la possibilità agli utenti di importare in LinkedIn tutti i loro contatti, anche se manca ancora qualche funzione (come ad esempio i gruppi).

Il Financial Times ha riportato che secondo analisti e recruiter LinkedIn ha molte più probabilità di espandersi in Cina rispetto agli altri Social Network. Quest’ultimi, infatti, anche se fossero sbloccati, si troverebbero a competere direttamente con i giganti tecnologici cinesi Weibo, Tencent e WeChat, sempre più popolare come social network e come piattaforma di marketing. Il mercato della ricerca di lavoro online, invece, è frammentato tra diversi gruppi locali come Zhaopin e 51job ma anche ChinaHR e il più recente D1job. (Zhaopin, 51job e ChinaHR ospitano molti profili di livello junior e middle ma non sono altrettanto efficaci per il recruitment di profili senior, lasciando così spazio a d1job.com che si concentra sui profili più esperti).

Saranno i prossimi mesi a rivelarci se davvero LinkedIn riuscirà ad avere la meglio sui concorrenti locali e se gli head hunter cinesi faranno scuola di recruiting creativo.

 



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