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Caccia agli emergenti: Baidu ora parla portoghese, arabo, thai…




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Baidu Inc. ha ufficialmente lanciato il suo motore di ricerca in Brasile. La versione in lingua portoghese del più importante search engine cinese si chiama “Baidu busca”, è online dal 18 luglio scorso, e rappresenta il primo passo mosso dal colosso asiatico per entrare in un mercato dominato da Google. Secondo la società di marketing online Return On Now, lo scorso anno Google ha raggiunto un market share del 98% nel paese sudamericano. Per entrare in un business environment così difficile Baidu ha sviluppato una strategia su più livelli, non limitandosi all’attivazione del motore di ricerca, ma facendo leva sugli ottimi rapporti diplomatici tra i due paesi e prevedendo la creazione di un centro di ricerca e sviluppo (R&D), concepito e organizzato sul modello di quello aperto recentemente nella Silicon Valley di San Francisco (con un investimento di 300 milioni di dollari).

Il centro statunitense – che già impiega 200 ricercatori ed è diretto da Andrew Ng, pioniere degli studi sull’intelligenza artificiale, una cattedra a Stanford, nonché ex direttore di Google Brain (progetto di ricerca sul deep learning lanciato dall’azienda americana) – “è il fiore all’occhiello della nostra società”, ci spiega Kaiser Kuo, direttore del dipartimento comunicazione internazionale di Baidu, che abbiamo incontrato negli uffici dell’azienda a Pechino. “Attualmente siamo in una fase di negoziazione con alcune università brasiliane per reclutare i talenti che dovrebbero gestire la ricerca nei nuovi laboratori – continua Kaiser Kuo -, in cui si lavorerà sui Big Data e sul miglioramento dell’esperienza dell’utente in un contesto ottimizzato”. Già presente in Giappone dal 2012, Baidu si sta muovendo verso mercati non ancora saturi dove le opportunità sono molteplici – come in Egitto, Vietnam, Thailandia e Indonesia, Israele e Giordania – mentre i suoi dipendenti in Cina e nel mondo (attualmente circa 35 mila) aumentano rapidamente.

“Baidu busca” non nasce in un momento qualunque. Il motore di ricerca è stato lanciato mentre il presidente cinese Xi Jinping si trovava a Brasilia per partecipare al summit dei Brics e per celebrare i 40 anni di relazioni diplomatiche tra i due paesi. In un magistrale e coordinato mix di business e politica, e con una visione strategica propria del soft power cinese, la società si è mossa con attenzione alla relazioni istituzionali e diplomatiche, un fattore fondamentale per un approccio efficace a un nuovo contesto imprenditoriale dominato da altri colossi.

Per il momento i mercati del Vecchio continente sembrano non essere particolarmente appetibili per Baidu. “L’Europa non è al momento tra i nostri mercati target – aggiunge Kaiser Kuo -: ci interessa solo per attività di marketing e vendita online e acquisizione di talenti, mentre ci rivolgiamo soprattutto alle vostre start up e alle realtà innovative per operazioni di M&A. Abbiamo dei reseller, ma non su base esclusiva”.

Il motore di ricerca cinese si è presentato ufficialmente al mercato europeo con l’evento “China Connect in the City” organizzato a Parigi il 27 giugno 2013, rivolgendosi a una cerchia selezionata di agenzie di web marketing e clienti top europei principalmente nel campo della moda. Tra i reseller ufficiali dei servizi di Baidu nel campo del digital advertising, l’italiana Digitouch è stata tra le società di marketing online in Europa a muoversi con fiducia verso la Cina. “È un primo passo che stiamo strutturando”, ci spiega Paolo Mardegan, co-fondatore e managing director di Digitouch, “Baidu era interessata a un partner italiano, abbiamo accettato la sfida e stiamo partendo. Con 1.2 miliardi di ricerche al giorno, e l’80% del traffico totale del paese dal bacino demografico più ampio al mondo (un miliardo e trecento milioni di abitanti il 42% dei quali attivi su internet attraverso desktop e mobile), Baidu è una piattaforma molto interessante per le nostre imprese, e la scelta di investire sul marketing online rivolto al mercato cinese è una carta vincente. Soprattutto considerando che i servizi di Baidu per supportare i brand nella conquista dei consumatori cinesi sono molteplici e flessibili”.

Il posizionamento sul web cinese interessa soprattutto le realtà medie e piccole attive nei settori del turismo e dell’eno-gastronomia, realtà con capacità di investimento limitate ma con un alto potenziale di esportazione in Cina. “Da parte cinese, – continua Mardegan – l’interesse a viaggiare in Italia e ad acquistare i prodotti di qualità del made in Italy è molto forte, le porte sono dunque aperte, tutto sta nel trovare la chiave giusta per entrare in questo mercato ed essere concorrenziali, e un web marketing associato ad altre azioni, nell’ambito di un piano strategico ad hoc, può essere una di quelle.”

 

 



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