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Hong Kong e dazi Usa,
Xi suona la carica:
è l’ora della battaglia

“I quadri con incarichi dirigenziali devono essere come dei guerrieri: devono avere il coraggio di combattere e saper combattere bene”. L’esortazione alla battaglia rivolta da Xi Jinping a centinaia di giovani funzionari riuniti l’altro ieri per una sessione di studio nella Scuola centrale del Partito a Pechino la dice lunga su come la sua leadership sta vivendo gli ultimi mesi di tensioni interne e internazionali.

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Liberare Hong Kong?
La “rivoluzione
del nostro tempo”
è colorata

La crisi di Hong Kong minaccia direttamente il Partito comunista cinese. Ironia della storia, il dramma si svolge nel trentennale dello scossone di Tiananmen. Nella primavera del 1989, le richieste di democrazia del movimento studentesco si innestarono sullo scontro, all’interno della leadership del Pcc, tra liberali e conservatori, terminato con la vittoria di questi ultimi, che ordinarono la repressione.

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Hong Kong, la crisi è grave
e il Partito comunista
non sa che pesci pigliare

Dopo due mesi di cortei di massa, scontri e centinaia di arresti, il movimento “anti-Cina” non arretra di un millimetro. Pechino ammette l’estrema delicatezza della situazione, ma si limita ad accusare “teppisti” e “interferenze” americane, perché la nuova linea dura varata nel 2014 nei confronti dell’ex colonia britannica le impedisce di affrontare le ragioni della protesta.

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Perché le tute bianche
di Hong Kong fanno paura
all’establishment
(a differenza di Casarini)

Dal fallimento del Movimento degli ombrelli, i giovanissimi ribelli dell’ex colonia britannica hanno tratto una lezione storica: per vincere ci vogliono obiettivi concreti (come il ritiro di una legge), organizzazione, compattezza e appoggi internazionali. La leadership di Pechino in difficoltà, e Ai Weiwei avverte: stiamo rischiando una nuova Tiananmen

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Cina, per l’hi-tech arrivano
sussidi e stop alle tasse:
“L’attacco a Huawei sarà
un boomerang anti-Trump”

Il capitalismo Usa non vuole fare prigionieri. Lo ha detto chiaro e tondo l’agenzia di rating Standard & Poor’s in un recente report: le restrizioni agli investimenti cinesi, il controllo dell’export Usa in Cina, e i dazi contro i prodotti cinesi mirano a spezzare le catene di fornitura dei prodotti tecnologici, costringendo Pechino a ricrearne di nuove, più costose, danneggiando la sua economia rendendola meno competitiva. Ma…

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Nuova via della Seta,
quelle ipocrite reprimende
di Parigi e Berlino
contro il memorandum
delle arance di Sicilia

L’intesa Italia-Cina sulla Belt and Road Initiative e il successivo incontro di Xi Jinping con Macron e Merkel ci ricordano che per Pechino gli interlocutori privilegiati in Europa sono Francia e Germania, con le quali continuerà a fare affari miliardari anche al di fuori della Bri. Per la debolezza della sua economia, lo smarcamento italiano dai due azionisti di maggioranza dell’Unione difficilmente potrà avere successo

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Nuova via della Seta,
il sovranismo giallo-verde
nell’era dell’ascesa
del gigante globale cinese

Porti italiani sempre più aperti alle aziende di stato di Pechino e, soprattutto, riconoscimento politico della controversa iniziativa strategica della Nuova era proclamata da Xi Jinping. L’Italia del “governo del cambiamento” si conferma tra i migliori amici della Cina e spera di ottenere in cambio più spazio nei mercati del Dragone resistendo alle pressioni di Bruxelles e Washington

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Il razzismo che è in noi
e la pericolosa paura
dell’ascesa della Cina

Se passa il messaggio che la causa del declino occidentale è la Cina, oggi il nuovo nemico può diventare il cinese, con tutte le iperboli e le mistificazioni pronte a essere appiccicate addosso a un popolo tanto numeroso, con una cultura così aliena e complessa, e, soprattutto, determinato a riprendersi con gli interessi il maltolto durante il “secolo dell’umiliazione”, quando gli europei saccheggiarono le sue terre.

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Le fabbriche di iPhone
pronte a lasciare la Cina
La tecnoguerra con gli Usa
può rafforzare Pechino

Produzioni rimpatriate, aree di libero scambio più piccole e frammentate, supply chain più corte. È la fine della globalizzazione così come l’abbiamo conosciuta dall’inizio degli anni Novanta e, ancor di più, dopo l’ingresso di Pechino nell’Organizzazione mondiale per il commercio. La Cina – costretta sempre di più a fare da sola – annuncia un investimento miliardario per fabbricarsi i suoi super microchip.

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Guai a chi tocca la Cina:
l’orgoglio nazionale
nel rap di Chengdu
e nel proclama di Xi

La risposta delle band hip hop della Repubblica popolare alla star Usa Lil Pump nel giorno del proclama del presidente in occasione del quarantennale della stagione di “riforme e apertura” segnala l’umore di un Paese che non vuole più farsi mettere i piedi in testa. La leadership di Pechino rivendica il ruolo guida dello Stato nell’economia, mentre i giovani artisti-patrioti guidano la protesta contro gli ultimi insulti razzisti

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