Ambiente

Lotta all’inquinamento,
l’eredità del ministro Pan

Pan Yue, l'influente vice ministro che ha contribuito in maniera determinante a dare forma alle politiche ambientali della Cina dell'ultimo decennio, sta per lasciare il suo posto nel governo. Il direttore di "chinadialogue" Ma Tianjie riflette sulle idee e la pratica di una delle figure di riferimento per le battaglie ecologiste nella Repubblica Popolare



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Life Releasing Pool, Tim Sheerman-Chase

 

La notizia che il vice ministro cinese della Protezione ambientale, Pan Yue, verrà presto trasferito a un altro incarico fuori dal dicastero ha suscitato reazioni contrastanti. Alcuni sono contenti per il politico di lungo corso che, di fatto, sarà promosso. Ma c’è chi lamenta che la politica ambientale verrà privata della sua visione. Dopo essere stato vice ministro dell’ambiente per 13 anni, Pan è stato nominato segretario di Partito presso l’Istituto centrale del socialismo, un incarico ministeriale.

 

Durante i suoi anni al ministero dell’ambiente, Pan è stato un simbolo delle politiche del governo, guadagnandosi l’indimenticabile soprannome di “Uragano Pan”, riferimento alle numerose campagne che ha scatenato contro le industrie inquinanti.

 

Pan è stato l’artefice di molte iniziative che, in eseguito, sono state considerate all’avanguardia (ad esempio, l’invenzione del sistema di “Pil verde” che computa tra i costi economici quelli causati dall’inquinamento). Ma c’è un aspetto importante della sua eredità che rischia di essere sottovalutato, soprattutto dopo gli ultimi anni, in cui Pan è stato poco visibile in pubblico. Una delle principali intuizioni di Pan è stata quella di promuovere un ambientalismo così organicamente cinese da diventare una sorta di narrazione nazionale inconscia. Oggi, nel momento dell’uscita di scena di “Uragano Pan” dal campo ambientalista, questa intuizione rappresenta il punto di partenza per riflettere sui suoi successi.

 

Nel 2007, all’apice della sua autorità come “zar dell’ambiente”, Pan tenne un discorso davanti a un gruppo di studenti, in seguito pubblicato online come articolo. Pan fece sfoggio di un’eloquenza allora non comune (né finora raggiunta) tra i burocrati cinesi. L’articolo fornisce un’interessante panoramica sul suo pensiero su una tematica che occupa un posto speciale nel cuore di Pan sin da quando, negli anni Ottanta, divenne il primo giornalista ambientale della Cina.

 

A differenza delle narrazioni ambientaliste mainstream in Occidente, che sono concentrate principalmente sulla natura, quello di Pan era, e resta, un messaggio di rinnovamento nazionale: la questione fondamentale sulla quale si è cimentato non è infatti il rapporto tra l’uomo e la natura, ma quello tra l’ambiente e la nazione.

Intitolato “La Cina verde e la Cina giovane”, l’articolo citato spiegava che la Cina aveva raggiunto uno stadio in cui il susseguirsi di disastri ambientali non soltanto danneggiavano le sue risorse naturali e la sua economia, ma ostacolavano la sua prospettiva di diventare nuovamente una grande nazione.

 

 

La crisi ambientale come l’imperialismo e la Rivoluzione culturale

 

Pan paragona la crisi ambientale attraversata attualmente dalla Cina all’espansione imperialista nel paese all’inizio del XX secolo e al caos politico dell’era maoista.

Secondo Pan, ogni generazione di cinesi nel secolo scorso si è fatta carico della missione di superare ostacoli apparentemente insormontabili per restituire al Paese il posto che gli spetta nella storia. E per le nuove generazioni di cinesi l’ostacolo ora è rappresentato dalla sfida ambientale.

 

L’importanza che Pan attribuisce alle questioni ambientali potrebbe sembrare interessata. Dopotutto, in quegli anni Pan era il portavoce di un ministero politicamente debole e alla disperata ricerca di attenzione e risorse. Ma, alla fine, molte delle sue “spaventose” previsioni su una crisi ambientale che sarebbe rapidamente precipitata, destabilizzando le deboli fondamenta economiche del Paese, si sono rivelate azzeccate. Dopo il suo discorso, tutto il mondo ha assistito a un inquinamento atmosferico apocalittico che ha avvolto gran parte del Paese nel giro di pochi anni.

 

Ciò che colpisce della visione di Pan di un rinnovamento nazionale è che, a differenza della narrazione vecchio stampo, non parla di “arricchire il paese e rafforzare i suoi muscoli”. Al contrario, essa sviluppa una visione alternativa che contiene una serie di aspirazioni peculiari, tra cui giustizia sociale, democrazia e sostenibilità. All’interno di questa linea di pensiero l’ambiente assume un nuovo significato, quello di “laboratorio” della società cinese nel quale diventa possibile sperimentare alcuni di questi elementi.

 

Questo è probabilmente il principale contributo di Pan al campo ambientalista: aver collegato direttamente quella della protezione ambientale ad una serie di questioni più ampie. Per dirla con le sue parole: “Ogni aspetto della questione ambientale oggi riflette un aspetto più generale della società cinese. E ogni soluzione ambientale è un esperimento per riformare la Cina”.

 

Rendere “verde” la manifattura equivale a fare un passo avanti verso l’aggiornamento del potenziale industriale della Cina. Le compensazioni ecologiche, in base alle quali le province o le regioni responsabili della maggior parte dell’inquinamento pagano per ripulire le altre aree colpite, rappresentano un esperimento di iniziative di giustizia sociale più generali. La partecipazione dei cittadini nelle decisioni sull’ambiente getta le basi per riforme della struttura di governance.

Un laboratorio ecologico di democrazia

 

La controversia del 2005 sull’impermeabilizzazione di un lago dell’antico Palazzo d’estate divenne la vetrina della metafora del “laboratorio” di Pan, mostrandone a tutti il significato.

In quel caso, l’amministrazione dell’antico Palazzo d’estate suscitò le ire dell’opinione pubblica con il suo progetto di introdurre in un antico lago una membrana impermeabile, nel tentativo di prevenire la perdita di acqua.

 

I gruppi ecologisti temevano che ciò potesse distruggere l’ecosistema locale. E s’indignarono ulteriormente quando il progetto prese il via senza un’adeguata valutazione preventiva d’impatto.

 

L’agenzia di Pan prese in mano la questione e spinse l’amministrazione dell’antico Palazzo d’estate a effettuare le necessarie valutazioni d’impatto ambientale. Ma si andò anche oltre, organizzando un dibattito senza precedenti tra gli amministratori del parco, le organizzazioni non governative (ong), ricercatori e giornalisti, per discutere pubblicamente il merito del progetto. Pan dichiarò che gli sarebbe piaciuto che quel dibattito mostrasse la trasparenza e il rispetto delle regole da parte del suo dipartimento.

 

 

Probabilmente non è eccessivo dire che l’approccio di Pan ha aperto uno spazio politico per l’embrionale movimento ambientalista del Paese. Collegando le cause al nobile obiettivo della costruzione della nazione (nation building) Pan gli ha attribuito una rinnovata legittimità.

Il risultato è stato un clima relativamente libero, nel quale gli ambientalisti possono occuparsi di un’ampia serie di questioni di governance, tra le quali la pubblicità delle informazioni e delle procedure, in un modo che non viene permesso in campi diversi da quello ambientale.

 

 

Sono passati anni dall’irruzione sulla scena dell'”Uragano Pan”, nella narrazione ambientalista cinese sono emerse tendenze NIMBY e il “nazionalismo ambientale” di Pan potrebbe sembrare un po’ démodé. Ma è proprio grazie alla legittimità guadagnata da Pan che oggi è possibile articolare un discorso diversificato sull’ambiente.

Alcuni elementi del pensiero ambientalista di Pan sono tipicamente suoi: ad esempio, lui crede che i problemi ambientali siano profondamente radicati nell’etica e nella cultura e dovrebbero quindi essere affrontati in queste dimensioni.

 

La sua critica della situazione ambientale del Paese si basa su elementi morali, accusa la gente di avere una mentalità chiusa e di rincorrere facili guadagni materiali, senza rispetto per gli obblighi morali. Il suo appello ai valori confuciani come strumento per affrontare le sfide fondamentali di quest’epoca riflette non soltanto un’inclinazione nazionalista, ma anche la convinzione che i problemi del mondo materiale nascano dal cuore.

 

Una critica morale e culturale di questo tipo della crisi ambientale della Cina era assente dalla scomparsa di grandi intellettuale ambientalisti come Liang Congjie (fondatore di Friends of Nature, la prima ong ambientalista cinese). In un campo che ora è affollato di discussioni tecniche e politiche, rileggere le parole pronunciate da Pan nel 2007 aiuta a ricordare la natura multidimensionale dell’enigma ambientale della Cina e i possibili diversi interventi.

 

 

Tratto da chinadialogue

Ma Tianjie è il direttore dell’ufficio pechinese di chinadialogue

 

 



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