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Alibaba record a Wall Street, è il collocamento più ricco della storia

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wuhan / 武汉 | schoolboy / 小伙子, tauno tõhk / 陶诺

 

Il più grande gruppo cinese di commercio on line, Alibaba, ha debuttato a Wall Street con una quotazione record. Le sue azioni sono state vendute a 92,70 dollari l’una e la società ha raggiunto un valore di mercato di 228,5 miliardi di dollari, oltre il valore di Walt Disney o Boeing, ma anche delle dirette concorrenti americane Amazon e eBay, che valgono rispettivamente 64 e 150 miliardi di dollari. Se verrà esercitata la greenshoe, l’Ipo (Initial public offering, offerta pubblica iniziale) di Alibaba diventerà la più grande di sempre e scavalcherà quella di Agricultural Bank of China da 22,1 miliardi di dollari nel 2010, e a quella di Icbc, da 22 miliardi, nel 2006.

Alibaba è stata fondata da Jack Ma, un ex insegnante di inglese di Hangzhou. Nel 1995, subito dopo aver aperto un’agenzia di traduzioni, Ma partì per Seattle dove, grazie a un amico, entrò nel promettente mondo del web. Tornato ad Hangzhou lanciò una specie di elenco telefonico chiamato “China Pages” ma l’iniziativa fallì perché il possesso di un computer e l’accesso ad internet erano ancora privilegio di pochissime persone. Allora Jack Ma, da vero precursore dei tempi, decise di portare i tempi alla sua velocità e, nel 1998, insieme a 17 soci aprì un sito per aiutare le piccole imprese a vendere on line i loro prodotti. Oggi quel primo esperimento è diventato Alibaba, un gigante dalle dimensioni smisurate che copre servizi postali, cloud, logistici e finanziari.

 

500 milioni di utenti e 5 miliardi di pacchi consegnati anche grazie ad Alipay

La base di Alibaba è Alibaba.com, il sito originario del gruppo e, attualmente, il più grande portale B2B al mondo che permette di connettere le aziende manifatturiere cinesi con le piccole imprese di tutto il mondo. Ma il progetto iniziale si è evoluto e differenziato per rispondere alle esigenze di diverse tipologie di utenti: nel 2003 è nata Taobao, una piattaforma di acquisti C2C e nel 2008 Taobao Mall, diventato Tmall nel 2011, una piattaforma pensata per il B2C. A differenza di eBay, che impone una commissione del 15%, Ma non ha previsto costi per i venditori ma ha solo un guadagno sulla eventuale pubblicità dei prodotti e sugli strumenti di pagamento del portale.

Proprio gli strumenti di e-payment sono stati il volano del successo di Alibaba. Alipay, un sistema di pagamento simile a Paypal, che permette ai 700 milioni di utenti registrati di acquistare online appoggiandosi a un semplice conto corrente, senza bisogno di carte di credito. Alipay funziona come un sistema di deposito che garantisce per ogni singola transazione. Chi compra ha la possibilità di sbloccare il pagamento solo dopo aver ricevuto e accettato la merce cautelandosi così dalla possibilità di truffa. Inoltre con un efficientissimo servizio di logistica, il China Smart Logistics Network (CSN), Alibaba garantisce spedizioni in qualsiasi città della Cina entro 24 ore. Grazie all’integrazione di tutti questi servizi, il gigante cinese dell’e-commerce l’anno scorso è arrivato ad inviare cinque miliardi di pacchi. Attualmente Alipay è la più grande piattaforma di pagamento al modo e più della metà dei pagamenti che vi vengono effettuati non hanno nulla a che fare con le vendite sui siti del gruppo. Dal 2011, grazie all’enorme quantità di dati gestiti, Alibaba ha iniziato a creare un sistema di microcredito e a rilasciare prestiti indipendentemente dalle banche. A questo punto, però, le cose potrebbero complicarsi.

Nel 2014 Yu’E Bao, il fondo di Alibaba, è diventato il fondo più grande della Cina e quello con il più alto numero di utenti destando notevole fastidio alle banche. Il tasso di credito è diventato uno strumento soggetto a compravendita che ha avviato il declino dei profitti bancari generati dallo spread tra depositi e prestiti. Quattro delle più grandi banche di Cina, avanzando motivi di sicurezza, hanno abbassato il tetto mensile delle transazioni mensili su Alipay consentite per ogni utente. La sovrapposizione di Alibaba con gli istituti di credito potrebbe portare alla collisione.

 

Alibaba potrebbe essere un’opportunità anche per il Made in Italy

Al di là delle questioni politiche che fanno di Alibaba un fenomeno estremamente controverso in terra cinese, la creatura di Jack Ma potrebbe rivelarsi anche una strada privilegiata per l’accesso del made in Italy alla più grande economia mondiale. In occasione del Business Forum tra Italia e Cina tenutosi lo scorso giugno, Jack Ma ha siglato un importante memorandum of understanding con il ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi, alla presenza del premier Matteo Renzi e del premier cinese Li Keqiang con l’obiettivo di sviluppare il commercio online delle imprese italiane sul negozio virtuale di Alibaba. Con questo documento Ma si è impegnato a fornire servizi per le società italiane che vogliano vendere su Tmall e a promuovere le vendite dei loro prodotti in Cina. Inoltre, si è impegnato alla creazione di un team Alibaba dedicato alle aziende italiane, alla cooperazione per la difesa della proprietà intellettuale, e al lancio di campagne specifiche per i prodotti made in Italy. Il memorandum prevede un supporto sia sul lato del marketing sia su quello delle transazione grazie al controllo del sistema Alipay. Alla luce del boom di oggi, che passerà probabilmente alla storia come un record, l’alleanza con il gigante si rivela più auspicata che mai.