home chi sono archivio



“Ingiusti e discriminatori”,
l’ira di Pechino per i dazi Ue
sull’acciaio cinese


Il governo di Pechino protesta contro la decisione dell’Unione Europea di imporre dazi sull’importazione di acciaio cinese.
Il ministero cinese del commercio ha definito “ingiusti” i dazi varati venerdì scorso dalla Commissione Ue (dal 13,2% al 22,6% sui coils a caldo e dal 65,1% al 73,7% sulle lamiere da treno) per proteggere la siderurgia europea dall’export cinese in dumping.

 

Secondo Bruxelles, le misure approvate “permetteranno di restaurare la redditività della produzione di prodotti pesanti e di evitare il danno alle imprese del settore”.
Il provvedimento – all’esame della Commissione dal febbraio scorso – è arrivato in seguito alla denuncia di Eurofer, l’associazione europea dei produttori siderurgici. Entro sei mesi, la Commissione sarà chiamata a decidere se confermarlo per i prossimi due anni.

 

Nel determinare i dazi anti-dumping imposti all’acciaio cinese, la Commissione ha utilizzato l’odiato (da Pechino) criterio del “paese di riferimento”, quello in base al quale il prezzo del prodotto in un paese terzo (non dell’Unione Europea) viene preso come riferimento per “correggere” quello di merci (in questo caso cinesi) importate a un prezzo più basso di quello di mercato (dumping). Pechino invoca l’automatica decadenza l’11 dicembre – 15 anni dopo l’ingresso nell’Organizzazione Mondiale per il Commercio, in base alle norme del trattato d’accesso della Cina nella WTO – proprio del criterio del “paese di riferimento”, riservato alle economie classificate come “non di mercato”.

La Commissione Ue prova a rafforzare le difese anti-dumping →

 

In un comunicato postato sul suo sito internet sabato scorso, il ministero del Commercio di Pechino definisce il criterio in base al quale la Ue ha varato gli ultimi dazi “ingiusto e irragionevole, gravemente lesivo degli interessi delle imprese cinesi”. Si tratta, secondo il governo di Pechino, di “protezionismo commerciale avventato e metodi sbagliati che limitano la competizione di mercato e non costituiscono il modo di sviluppare l’industria dell’acciaio nell’unione europea”. Il governo cinese fa notare che l’acciaio cinese rappresenta meno del 5% del mercato europeo e non costituisce una seria minaccia per l’industria della Ue.

La crisi della siderurgia europea – secondo Pechino – non è causata dal commercio ma dalla debole crescita nell’Ue.

L’Italia è stata finora il quarto mercato mondiale per i prodotti piani cinesi (dopo Corea del sud, Vietnam e India). Secondo i dati di Federacciai, l’import in Italia dai paesi extra Ue di questo prodotto ha toccato, nei primi sei mesi del 2016, 3 milioni di tonnellate (contro 6 milioni di tonnellate di produzione interna e 3,3 milioni di importazione da paesi dell’Unione Europea.
Il mese scorso, nel comunicato di chiusura del vertice di Hangzhou, il G20 aveva affermato che quello della sovracapacità nel settore dell’acciaio è un problema globale (non soltanto della Cina, maggior consumatore e fonte di oltre il 50% della produzione mondiale).