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Nuova via della Seta,
il sovranismo giallo-verde
nell’era dell’ascesa
del gigante globale cinese

Porti italiani sempre più aperti alle aziende di stato di Pechino e, soprattutto, riconoscimento politico della controversa iniziativa strategica della Nuova era proclamata da Xi Jinping. L’Italia del “governo del cambiamento” si conferma tra i migliori amici della Cina e spera di ottenere in cambio più spazio nei mercati del Dragone resistendo alle pressioni di Bruxelles e Washington

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Il razzismo che è in noi
e la pericolosa paura
dell’ascesa della Cina

Se passa il messaggio che la causa del declino occidentale è la Cina, oggi il nuovo nemico può diventare il cinese, con tutte le iperboli e le mistificazioni pronte a essere appiccicate addosso a un popolo tanto numeroso, con una cultura così aliena e complessa, e, soprattutto, determinato a riprendersi con gli interessi il maltolto durante il “secolo dell’umiliazione”, quando gli europei saccheggiarono le sue terre.

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Le fabbriche di iPhone
pronte a lasciare la Cina
La tecnoguerra con gli Usa
può rafforzare Pechino

Produzioni rimpatriate, aree di libero scambio più piccole e frammentate, supply chain più corte. È la fine della globalizzazione così come l’abbiamo conosciuta dall’inizio degli anni Novanta e, ancor di più, dopo l’ingresso di Pechino nell’Organizzazione mondiale per il commercio. La Cina – costretta sempre di più a fare da sola – annuncia un investimento miliardario per fabbricarsi i suoi super microchip.

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Guai a chi tocca la Cina:
l’orgoglio nazionale
nel rap di Chengdu
e nel proclama di Xi

La risposta delle band hip hop della Repubblica popolare alla star Usa Lil Pump nel giorno del proclama del presidente in occasione del quarantennale della stagione di “riforme e apertura” segnala l’umore di un Paese che non vuole più farsi mettere i piedi in testa. La leadership di Pechino rivendica il ruolo guida dello Stato nell’economia, mentre i giovani artisti-patrioti guidano la protesta contro gli ultimi insulti razzisti

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Cina/Usa, la rivalità
è strategica: se le daranno
di santa ragione
anche se/quando passerà
la crisi dei dazi sull’export

Pechino è pronta a importanti aperture nei confronti di Washington: in vista un massiccio aumento dell’import di merci, servizi e investimenti yankee nella Repubblica popolare, che danneggerà altri paesi che perderanno grosse quote. Ma la tregua nella guerra dei dazi è una medicina che cura solo il sintomo. Washington vuole frenare l’avanzata tecnologica e l’influenza globale di Pechino.

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Dolce e Gabbana, lo spot
“razzista” fa infuriare
i millennial nazionalisti
E la moda cinese ringrazia

Dopo la gaffe di dimaio sul “presidente Ping”, l’italietta si dà un’altra zappa sui piedi, con la réclame trasmessa su Weibo dalla celeberrima maison che scatena su internet le ire dei consumatori della classe media. Sembra assurdo, eppure una delle punte di diamante di un sistema-Paese che va avanti grazie alle esportazioni ignora le regole basilari del rispetto di un popolo con una cultura millenaria

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Xinjiang, nella Nuova era
non c’è spazio per le forze del male né per le lacrime
del coccodrillo yankee

Un gruppo di parlamentari Usa chiede a Trump sanzioni contro un membro del Politburo del Partito comunista cinese per la repressione nella regione a maggioranza islamica. Pechino tira dritto e investe 6 miliardi di dollari nella costruzione di un mega aeroporto che collegherà l’area con l’Asia centrale e l’Europa. Lo sviluppismo batterà il separatismo, l’estremismo e il terrorismo?

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La confindustria tedesca:
la Cina ormai ci sfida,
ridurre la dipendenza
dai suoi mercati

Basf, Volkswagen, Siemens… i colossi del Made in Germany continuano a espandersi nella Repubblica popolare, ma la Bdi lancia l’allarme: ormai stiamo affrontando una competizione sistemica tra il nostro approccio di libero mercato e il modello economico a guida statale di Pechino. La Nuova via della Seta? Uno strumento per imporre le loro regole anche nei paesi terzi

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